Per favore vestitemi di rosso.


Nella mia duplice professione di educatrice e di assistente sanitaria, ho lavorato con numerosi bambini affetti dal virus che provoca l'AIDS. Il rapporto che ho avuto con questi bambini è stato un dono della mia vita. Mi ha insegnato tante cose, ma ho imparato soprattutto che il grande coraggio si trova negli involucri più piccoli.
Vi racconterò di Tyler.

Tyler nacque affetto da HIV; anche sua madre era infetta. Fin dal principio della sua vita Tyler dovette ricorrere alle medicine per sopravvivere. (...)
A volte aveva bisogno anche di ossigeno supplementare per sostenere la respirazione.
Tyler non era disposto a cedere neanche un istante della sua infanzia a questa malattia mortale. Non era insolito trovarlo a giocare e correre attorno al cortile, portando lo zaino pieno di medicine sulla schiena e trascinando la bombola di ossigeno nel suo carretto.
Tutti noi che conoscevamo Tyler ci meravigliavamo della sua gioia pura nell'essere vivo e dell'energia che questa gli dava. La mamma di Tyler lo prendeva in giro dicendogli che lui si spostava tanto velocemente che lei avrebbe dovuto vestirlo di rosso. In quel modo, quando dava un'occhiata fuori della finestra per controllarlo quando giocava in cortile, l'avrebbe individuato rapidamente.
La temuta malattia alla fine logorò anche una piccola dinamo come Tyler. Il bambino si ammalò gravemente e purtroppo si ammalò anche sua madre, affetta da HIV. Quando divenne chiaro che Tyler non sarebbe sopravvissuto, sua madre gli parlò della morte. Lo confortò dicendogli che anche lei stava morendo e che presto sarebbe stata con lui in cielo. Pochi giorni prima di morire, Tyler mi chiamò al suo letto d'ospedale e mi sussurrò: "Morirò presto. Non ho paura. Quando muoio, perfavore vestitemi di rosso. La mamma ha promesso di venire anche lei in cielo. Io starò giocando quando arriverà lei, e voglio essere sicuro che mi trovi." (Cindy Dee Holms)

Ti meriti un amore che ti voglia spettinata..


Ti meriti un amore che ti voglia spettinata con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta, con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire. Ti meriti un amore che ti faccia
sentire sicura, in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te, che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.
Ti meriti un amore che voglia ballare con te, che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi, che non si annoi mai di leggere le
tue espressioni. Ti meriti un amore che ti ascolti
quando canti, che ti appoggi quando fai il ridicolo, che rispetti il tuo essere libero, che ti accompagni nel tuo volo, che non abbia paura di cadere. Ti meriti un amore che ti spazi via le bugie che ti porti l’illusione, il caffè e la poesia. (Frida Kalho)

Aldilà... Dell'oceano. (Barzelletta)


Una coppia decide di passare le ferie in una spiaggia dei Caraibi, nello stesso hotel dove passarono la luna di miele 20 anni prima. Per problemi di lavoro, la moglie non può accompagnare subito il marito: l'avrebbe raggiunto alcuni giorni dopo.

Quando l'uomo arriva, entra nella camera dell'hotel e vede che c'è un computer con l'accesso ad internet. Decide allora di inviare una e-mail a sua moglie, ma sbaglia una lettera nell'indirizzo e, senza accorgersene, la manda ad un altro indirizzo. La e-mail viene ricevuta da una vedova che stava rientrando dal funerale di suo marito e che decide di leggere i messaggi ricevuti.

Suo figlio, entrando in casa poco dopo, vede la madre svenuta davanti al computer e sul video la e-mail che lei stava leggendo:

- "Cara sposa, sono arrivato. Tutto bene. Probabilmente ti sorprenderai di ricevere mie notizie per e-mail, ma adesso anche qui hanno il computer ed è possibile inviare messaggi alle persone care. Appena arrivato mi sono assicurato che fosse tutto a posto anche per te quando arriverai lunedì prossimo... Ho molto desiderio di rivederti e spero che il tuo viaggio sia tranquillo, come lo è stato il mio.

P.S. Non portare molti vestiti, perché qui fa un caldo infernale!"

Non aspettare.. Trova il tuo tempo. (Madre Teresa di Calcutta)



Non aspettare di finire l’università, di innamorarti, di trovare lavoro,
di sposarti, di avere figli, di vederli sistemati, di perdere quei dieci chili, che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina, la primavera,
l’estate, l’autunno o l’inverno.
Non c’è momento migliore di questo per essere felice. La felicità è un percorso, non una destinazione. Lavora come se non avessi bisogno di denaro, ama come se non ti avessero mai ferito e balla, come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce, i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni. Ma l’importante non cambia:
la tua forza e la tua convinzione non hanno età. Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela. Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza. Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida.
Finché sei vivo, sentiti vivo.. E soprattutto vai sempre avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere. (Madre Teresa di Calcutta)

Le parole che non ti ho detto.. (Video)




La signora Bea.. (Barzelletta)


La Signorina Bea, organista della parrocchia, aveva ottant'anni e non era mai stata sposata.
La apprezzavano tutti per la sua dolcezza e i modi gentili. In un pomeriggio di primavera il parroco andò a farle visita ed ella lo fece accomodare nel suo salotto in stile vittoriano mentre gli preparava una tazza di tè. Seduto di fronte al vecchio organo il giovane prelato notò che sopra vi era posata una ciotola di vetro piena d'acqua. Incredibilmente sulla superficie galleggiava un preservativo. Immaginate la sorpresa e la curiosità del povero prete! Poi rientrò la padrona di casa con tè e pasticcini e cominciarono a chiacchierare. Il parroco per un po' cercò di reprimere la sua curiosità riguardo la ciotola piena d'acqua e quello che ci galleggiava dentro, ma ben presto non resistette più e chiese: "Signorina Bea, che cos'è quello?" - indicando la ciotola. "Ah, già," lei rispose "Non è meraviglioso? Stavo passeggiando in centro
lo scorso autunno e ho trovato una scatolina per terra. Le istruzioni dicevano di metterlo sull'organo, tenerlo bagnato e avrebbe prevenuto le malattie. E sa una cosa? Per tutto l'inverno non ho avuto neanche un raffreddore! ..altroché antibiotici pillole e sciroppi vari!"

Una vecchina.. pimpante. (Barzelletta)


Una vecchina che ha passato l`ottantina, ma ancora piuttosto frizzante e pimpante, entra in farmacia:
Buongiorno signore, avete dell`aspirina?
Sì, certamente..
Antidolorifici ne avete? Sì.
E gli antireumatici? Certo!
Avete del Viagra? Sì, ma serve la ricetta del medico.
Gel per le emorroidi? Naturalmente...
Lenitivi per il fegato? Nessun problema... ma...
Antidepressivi? Certo, ma non senza ricetta!
Sonniferi? Idem come sopra: serve la ricetta!!
Qualcosa per aiutare la memoria? Si, abbiamo anche questo...
Pannolini per incontinenti? Certamente, sono là...
E avete... Senta signora, questa è una delle migliori farmacie
della città, offriamo tutti i servizi migliori.
Cosa le serve esattamente?
Ecco, a fine mese sposerò Alberto, che ha 95 anni: volevamo sapere se possiamo lasciare la nostra lista nozze qui!


Una lettera emozionante.. (Video)




La donna e la rana... (Barzelletta)


Una donna, tornando a casa, nota di fianco alla strada una profonda buca,all’interno della quale si trova una rana.
La rana cerca invano di uscire dalla buca saltando, ma non vi riesce perche la buca e’ troppo profonda.

Vedendo passare la donna, la rana le parla:
“Ti prego, aiutami ad uscire; in cambio, esaudirò tre tuoi desideri”.

“D’accordo” risponde la donna; e, allungando un braccio, raccoglie la rana e la fa uscire dalla buca.

“Grazie” le replica la rana, “come promesso, sono pronta ad esaudire tre tuoi desideri.
C’e’ un particolare, però: sei sposata?”

“Si” risponde la donna.

“In questo caso” le replica la rana “devo avvertirti che, qualunque cosa tu otterrai da me, tuo marito avrà 100 volte tanto”.

“D’accordo, accetto la condizione”.

“Qual’e’ il tuo primo desiderio?”

“Voglio essere la donna più affascinante della Terra”.

“Ti rendi conto di che cosa mi stai chiedendo? Se tu diventassi la donna piu’ affascinante della Terra, tuo marito diventerebbe talmente bello che le donne si ammazzeranno, si azzufferanno, si uccideranno per stare con lui?”

“Non importa! Io saro la piu bella di tutte, quindi mio marito avra’ occhi solo per me.”

“OK, desiderio esaudito.”E la donna diventa bellissima.

“Qual’e’ il tuo secondo desiderio?” continua la rana.

“Voglio essere ricchissima; diciamo che voglio possedere 100 miliardi di Euro”.

“Ti ricordo che tuo marito possiedera’ 100 volte tanto, cioe’ 10.000 miliardi di Euro”.

“Non importa, tanto abbiamo il conto in banca co-intestato, quindi divideremo tutto”.

“D’accordo, ti esaudisco anche questo.”

E i soldi cominciano a farle gonfiare le tasche e il suo conto in banca cresce a dismisura

“Qual’ e’ il tuo terzo e ultimo desiderio?” chiede ancora la rana.

La donna conclude:
Voglio avere un piccolo, piccolissimo attacco cardiaco..

La donna e il bagno pubblico.. (Racconto di Luciana Littizzetto)


Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: ‘MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto!’, e poi ti mostrava ‘la posizione’, che consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi, ma senza che il corpo venisse a contatto con la tavoletta. ‘La posizione’ è una delle prime lezioni di vita di quando sei ancora una bambina, importantissima e necessaria, dovrà accompagnarti per il resto della vita. Ma ancora oggi, ora che sei diventata adulta, ‘la posizione’ è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere. Quando ‘devi andare’ in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le braccia incrociate (è la posizione ufficiale da ‘me la sto facendo addosso’). Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con la figlioletta piccola ‘che non può più trattenersi’, e ne approfittano per passarti davanti tutte e due! A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe. Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona che esce. Entri e ti accorgi che non c’è la chiave (non c’è mai!); pensi: ‘Non importa…’. Appendi la borsa a un gancio sulla porta e, se il gancio non c’è (non c’è mai!), ispezioni la zona: il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com’è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non usi ma le tieni perché ‘Non si sa mai’. Tornando alla porta, dato che non c’è la chiave devi tenerla con una mano, mentre con l’altra ti abbassi i pantaloni e assumi ‘la posizione’… Aaaaahhhhhh… finalmente… A questo punto cominciano a tremarti le gambe perché sei sospesa in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo. Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentro di te pensi che non succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa: ‘Non sederti MAI su un gabinetto pubblico!’. Così rimani nella ‘posizione’, ma per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!! Sei fortunata se non ti bagni le scarpe. Mantenere ‘la posizione’ richiede grande concentrazione: per allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo, non ce n’é!!! (Mai) Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la porta: ci pensi su un attimo, ma non hai scelta. E non appena lasci la porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati… NO!!! Allora urli: ‘O-CCU-PA-TOOO!!!’, continuando a spingere la porta con la mano libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare il kleenex, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai. In quel preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare l’interruttore! Riaccendi la luce con la mano del kleenex, perché l’altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non sapevi dove appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile. Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze… Il ricordo di tua mamma che sarebbe piena di vergogna se ti vedesse così, perché il suo … non ha mai toccato la tavoletta di un bagno pubblico, perché davvero ‘non sai quante malattie potresti prenderti qui’. Ma la tortura non è finita… Sei esausta, quando ti metti in piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone! Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna! Finalmente vai al lavandino: è tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da Gobbo di Notre Dame, per non far cadere la borsa nel lavandino. L’asciugamani è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo! Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente, cosciente del fatto che hai passato un’eternità là dentro. Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa, o peggio ancora con la cerniera abbassata! A me è capitato una volta, e non sono l’unica a quanto ne so! Esci e vedi il tuo uomo che è gia uscito dal bagno da un pezzo, e gli è rimasto perfino il tempo di leggere ‘Guerra e pace’ mentre ti aspettava. ‘Perché ci hai messo tanto?’, ti chiede irritato. ‘C’era molta coda’, ti limiti a rispondere. E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l’altra ti tiene la porta e l’altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è molto più semplice e veloce, perché tu devi concentrarti solo nel mantenere ‘la posizione’ (e la dignità). Questo scritto è dedicato alle donne di tutto il mondo che hanno usato un bagno pubblico e a voi uomini, perché capiate come mai ci stiamo tanto dentro.

Dal barbiere.. (Barzelletta)



Una mattina un fiorista andò dal barbiere per un taglio di capelli.
Alla fine, chiese il conto, ma il barbiere rispose: “non posso accettare denaro da lei, questa settimana sto facendo servizio alla comunità”. Il fiorista ringraziò della gentilezza e uscì. E il mattino successivo il barbiere trovò un biglietto di ringraziamento e una dozzina di rose alla porta del suo negozio.

Più tardi un poliziotto entrò a farsi tagliare i capelli e quando chiese di pagare, il barbiere disse anche a lui: “non posso accettare denaro da lei, questa settimana sto facendo servizio alla comunità”. Il poliziotto ne fu felice e il mattino successivo il barbiere trovò un biglietto di ringraziamento e una dozzina di ciambelle alla porta del suo negozio.

Venne quindi un Membro del Parlamento per il taglio dei capelli e quando passò alla cassa, anche a lui il barbiere ripeté: “non posso accettare denaro da lei, questa settimana, sto facendo servizio alla comunità”. Molto contento il Membro del Parlamento se ne andò.
La mattina successiva, quando il barbiere andò ad aprire il negozio, trovò una dozzina di Parlamentari in fila per il taglio dei capelli.

Questo, cari lettori, chiarisce la differenza fondamentale tra cittadini e politici.

Il figlio con la candela spenta.. (Bellissimo)



Suo figlio era morto, e per anni non poteva dormire e piangeva tutta la notte finché albeggiava. Un giorno gli apparve un angelo nel sogno e gli disse: “Basta piangere!” “Non posso sopportare di non vederlo più” rispose l’uomo. così l’angelo disse “Lo vorresti rivedere?” L’uomo annui, quindi l’angelo lo prese per mano e lo portò in cielo e disse: “Pazienta un pò, lo vedrai passare.” Al cenno dell’angelo una moltitudine di bambini iniziarono a passare vestiti come angeli con un lume in mano.

Così l’uomo incuriosito domandò: “Chi sono?” e L’angelo rispose: “Sono i bambini che hanno lasciato la vostra terra troppo presto, tutti i giorni fanno questa passeggiata con noi perché hanno il cuore puro.” “Mio figlio è tra di essi?” “Si lo vedrai tra un pò.”

Finalmente tra i tanti bambini passò anche il figlio di quell’uomo, che radiante corse ad abbracciarlo, quando improvvisamente si accorse che aveva il lume spento.

Angosciosamente disse al ragazzo “Figlio mio, perché il tuo lume è spento? perché non infiamma la tua anima come agli altri?” Il bambino lo guardò e disse “Papà, io accendo la mia candela come quella di tutti, ogni giorno, ma le tue lacrime la spengono la notte.”

Non piangere oramai per quell’essere amato che perdesti, sia figlio, marito, madre o padre! Lascialo riposare in Pace, prega per lui, non tormentare la tua vita, perché non ritornerà, ma puoi averlo nel tuo ricordo con amore! È difficile lo so.. ma devi Lascialo Andare..

“Da oggi in poi ogni volta che ti ricorderò [...] cercherò di trattenere le mie lacrime trasformandole in un sorriso
.”

Sorprende uomo mentre stupra la figlia di 4 anni e lo ammazza di botte. Il Giudice...


Sorprende uomo che stupra la figlia di 4 anni e lo ammazza di botte. Il Giudice lo assolve.

TEXAS – Ci sono situazioni ed eventi che difficilmente l’animo umano può controllare, ed è in queste situazioni che la linea di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato è più vicina che mai. L’istinto a farsi vendetta da solo, la rabbia e l’incondizionato amore paterno hanno preso il sopravvento su un padre di famiglia, che quando ha sorpreso un 47enne che stava stuprando la sua figlioletta di appena 4 anni, lo ha picchiato a morte.
E’ successo sabato scorso, in Texas, nel corso di una festa: gli adulti erano in giardino a visionare dei cavalli, la bimba era rimasta in casa a giocare. Quando il padre della piccola è rientrato ha colto in flagrante l’uomo, un conoscente, mentre abusava sessualmente di sua figlia, e lo ha colpito con violenza con ripetuti pugni alla testa, fino ad ucciderlo.

All’arrivo delle forze dell’ordine nell’abitazione, è stato dichiarato il decesso del 47enne. La bambina invece, chiaramente sotto choc, è stata portata all’Ospedale di Victoria, ma poi dimessa: «Ora la piccola sta bene, a parte l’ovvio trauma psicologico», ha detto lo sceriffo della contea Lavaca, Micah Harmon. Harmon ha spiegato che il padre della piccola vittima non è stato arrestato, perché «l’unico motivo per l’omicidio sembra essere quello che ci ha detto». Sulla possibilità di una incriminazione futura dell’uomo, lo sceriffo ha detto alla Cnn: «Uno ha il diritto di difendere la propria figlia. Lui ha agito per difenderla. Quando l’indagine sarà conclusa, ne sottoporremo i risultati al procuratore distrettuale, che poi li sottoporrà al Grand Jury che deciderà se incriminarlo».
(Fonte siamonapoletani.net)

Analisi di fertilità.. (Barzelletta)


Un tale si reca dall’andrologo per sottoporsi alle analisi di fertilita’.
Il dottore lo tranquillizza e poi gli da’ una provetta dicendogli di andare a casa e di riempirla di sperma:
“Domani me la riporta cosi facciamo le analisi”.

L’indomani l’uomo torna allo studio del dottore tutto sconvolto.
– Allora fatto tutto?
– Macche’ dottore! Ho fatto come lei mi ha detto sono tornato a casa, sono andato in bagno, ed ho provato con la mano destra.. niente.. allora ho provato con la sinistra.. niente.. allora ho provato con tutte e due le mani.. ancora niente!!

Allora ho chiamato mia moglie, ha provato lei con la destra.. niente.. con la sinistra.. niente.. le ho detto di provare con la bocca.. niente.
Allora abbiamo deciso di chiedere aiuto alla nostra cameriera filippina, e lei ha accettato di aiutarci, ha provato con la destra.. niente.. ha provato con la bocca anche lei.. niente.. ha riprovato con tutte e due le mani.. niente.

Disperati abbiamo deciso di chiedere aiuto al nostro vicino, le lascio immaginare l’imbarazzo, anche lui ha accettato di aiutarci, ha provato con la destra niente.. con la bocca men che meno.. disperati mia moglie il vicino e la filippina ci hanno provato insieme.. niente!
Ma insomma Dotto’ ma come ca**o si apre ‘sta provetta?!?!

Alla nostra amicizia.. (Bellissima lettera sull'amicizia)


Alla nostra Amicizia! Dovresti vederti quando sorridi, il tuo viso si illumina e i tuoi occhi si riempiono di gioia, dovresti vederti quando sorridi, capiresti perchè ti voglio bene!

La tua amicizia è l’insenatura tranquilla dove mi rifugio nei periodi di “tempesta”. Ho trovato in te le cose più belle che che potessi cercare. Sì, perchè là dove il silenzio è l’anima di tutto, dove il cielo entra nel cuore e diventa universo, dove una lacrima sublima l’anima, dove il vento si ferma e il tempo non esiste più, dove l’istante è eternità, là il mio affetto resterà, per sempre…

Siamo due cose unite, due mondi diversi che si abbracciano nelle stesse idee. Siamo due fiumi che si accompagnano sempre, siamo indivisibili… siamo io e te.

TVB, tre le lettere che durano un istante ma se dette con il cuore e ascoltate con lìaffetto sincero durano un eternità!

L’amicizia che ci unisce è un sentimento profondo che cresce dentro di noi ogni singolo giorno. Quante cose abbiamo fatto bene insieme! Un elenco? Non si può, sarebbe troppo lungo e potrebbero invidiarcelo!
Forse non sono la persona più importante della tua vita ma sono certa di averti trasmesso l`importanza che tu hai nella mia… il destino ha voluto che le nostre anime si incontrassero e creassero l’amicizia che ha reso la mia esistenza piena di significato.

Com’è strana la vita! Quando pensi che niente e nessuno potrà mai sconvolgere il tuo animo e far vibrare il tuo cuore, ecco che ti regala persone uniche e sensazioni stupende, costringendoti a rimetterti in gioco!
Grazie per l’Amicizia Profonda che mi regali ogni singolo istante di questa vita!

Due.. amici. (Barzelletta)


Due amici s'incontrano: "Mario che cos'hai ti vedo un po' giù.."
"Ehh si! Mia moglie si portava un altro a casa mentre non c'ero.."
"Bah.. Ci siam passati tutti."
"Dal tradimento?!?"
"No, da tua moglie mentre non c'eri.."

Incredibile: guardate cosa fa con una mela.. (Video)




ATTENZIONE: Bug nella tastiera di Galaxy S6 e altri Samsung. Dati a rischio..


A rischio Galaxy S6 e altri smartphone Samsung.

Sarebbero a rischio 600 milioni di device. L'allarme è stato lanciato dalla società di sicurezza informatica NowSecure.

La casa coreana è stata avvertita di una vulnerabilità nella tastiera dei Samsung Galaxy S6 e di altri smartphone nel dicembre del 2014 e immediatamente ha avviato la distribuzione di un patch, un file per risolvere l'errore, nei primi giorni del 2015.
Ancora però non è chiaro se l'aggiornamento è stato reso disponibile dagli operatori telefonici agli utenti interessati.

A far scattare l'allarme è stata la società specializzata in sicurezza informatica NowSecure precisando che sono circa 600 milioni i dispositivi Samsung potenzialmente interessati.

Il bug è presente nella tastiera preinstallata SwiftKey del Samsung Galaxy S6 e di altri smartphone. Potrebbe permettere di attaccare gli smartphone e arrivare, addirittura, all'intercettazione delle chiamate. Utilizzando la vulnerabilità, un malintenzionato potrebbe infatti installare all'interno dello smartphone applicazioni non richieste e potenzialmente pericolose che avrebbero accesso al microfono, al sensore Gps, alla messaggistica, ai dati, alle pass., alla fotocamera e alla libreria di immagini e filmati. In attesa di aggiornamenti che ci attestino che il bug è risolto chi possedesse uno smartphone Samsung dovrebbe astenersi di utilizzare la tastiera per digitare le pass. per dati bancari e/o conti correnti ecc..

Ahhh.. Questi uomini.. (Barzelletta)


Marito e moglie sposati da alcuni anni.. Lui passa le serate al Bar con gli amici, lei a casa a guardare la TV da sola.
Quando lui torna a casa dal Bar o e’ ubriaco o lei dorme gia’.
La loro vita sentimentale e’ a pezzi, quella sessuale e’ nulla.
Una sera lui torna a casa, insolitamente, alle 22.00, prende in braccio la moglie che, come sempre, e’ sul divano a guardare la TV e le dice:
“Cara, andiamo in camera.. “.
All’invito la donna si arrabbia come una iena:
“Ah si’! Ti fai i ca**i tuoi tutte le sere e poi la prima volta che ti viene la voglia io dovrei essere qui pronta a soddisfare i tuoi porci comodi??”.
Ma l’uomo dolcemente risponde:
“Ma dai, cara, su dai, lo sai che ti amo. E’ vero ho sbagliato, ma ora sono qui, sbrighiamoci.”
Giunti in camera da letto le chiede di spogliarsi.
Lei si spoglia, titubante ma anche vogliosa dopo mesi e mesi di astinenza. Adesso e’ nuda..
Lui: “Ora mettiti a testa in giu’ davanti allo specchio dell’armadio tenendoti su con le braccia. Si’, non e’ semplice ma lo so che tu che eri una ginnasta sei capace di farlo, cara..”
Lei: “Ma..”
Lui: “Ti prego non rovinare questo momento. Dai.. girati e specchiati, cosi’.. ecco.. capovolta.” Lei: "Adesso?" Lui: “adesso divarica le gambe”.
Lei: “Cosi’?”.
Lui: “Perfetto!!”.
L’uomo si avvicina alla moglie da dietro e guardandola riflessa nello specchio le piazza il mento sulla fessura:
“Cavolo... Avevano ragione i ragazzi. Starei proprio bene col pizzetto!!”.

Il diario di un cane.. (Racconto commovente)


Diario -
Settimana 1:
Oggi, è una settimana che sono nato; che gioia essere arrivato in questo mondo!
Mese 01:
Mia mamma mi accudisce molto bene. E' una mamma esemplare.
Mese 02:
Oggi, sono stato separato dalla mamma. Era molto inquieta e mi ha detto addio con lo sguardo. Speriamo che la mia nuova "famiglia umana" si occupi così bene di me, come l'ha fatto lei.
Mese 04:
Sono cresciuto in fretta, tutto mi attrae e m'interessa. Ci sono parecchi bambini in casa; sono per me, dei "fratellini". Siamo dei monelli, mi tirano la coda e li mordo per giocare.
Mese 05:
Oggi, mi hanno sgridato. La mia padrona mi ha ripreso perchè ho fatto "pipi" dentro in casa, ma non mi avevano mai detto dove dovevo farla. Inoltre, dormo nella "riserva" ........e non protestavo.!
Mese 12:
Oggi ho compiuto un anno. Sono un cane quasi adulto. I miei padroni dicono che sono cresciuto più di quello che immaginavano.
Ah, come devono essere orgogliosi di me!
Mese 13:
Oggi mi sono sentito molto male. Il mio "fratellino" mi ha preso la mia palla. Io non prendo mai i suoi giocattoli. Allora, me la volevo riprendere. Ma le mie mascelle sono diventate troppo forti e l'ho ferito senza volerlo. Dopo la paura, mi hanno incatenato; non posso quasi più vedere il sole. Dicono che mi tengono d'occhio, che sono un ingrato. Non capisco niente di quello che sta succedendo.
Mese 15:
Tutto è diverso.......vivo sul balcone. Mi sento molto solo, la mia famiglia non mi ama più A volte dimenticano che ho fame e sete. Quando piove, non ho un tetto dove ripararmi.
Mese 16:
Oggi mi hanno fatto scendere dal balcone. Ero certo che la mia famiglia mi avesse perdonato; ero così contento che saltavo dalla gioia. La mia coda si muoveva in tutti i sensi. Oltretutto mi hanno portato con loro per una passeggiata. Abbiamo preso la direzione dell'autostrada e di colpo, si sono fermati. Hanno aperto la portiera dell'auto e sono sceso tutto contento, credendo che stavamo per trascorrere la giornata in campagna. Non ho capito perchè hanno richiuso la portiera e sono partiti. " Ehi, aspettate! mi state dimenticando!.........mi sono messo a correre dietro l'auto con tutte le mie forze. La mia angoscia aumentava quando mi accorgevo che stavo per svenire e.....non si fermavano: mi avevano dimenticato.
Mese 17:
Ho tentato invano di ritrovare la strada per casa "mia". Mi sento e mi sono perso. Sul mio cammino, trovo persone di buon cuore che mi guardano con tristezza e mi danno un pò da mangiare. Li ringrazio con lo sguardo e dal profondo del mio cuore. Mi piacerebbe che mi adottassero; sarei leale e fedele come nessuno al mondo. Ma dicono solo "povero, piccolo cagnolino", si sarà perso!
Mese 18:
Qualche giorno fà, sono passato davanti a una scuola e ho visto tanti bambini e giovani come i miei "fratellini". Mi sono avvicinato e un gruppetto, ridendo, mi ha lanciato una pioggia di sassi per "vedere chi aveva la mira migliore" Una della pietre mi ha rovinato un occhio e da quel giorno non ci vedo più, da quella parte.
Mese 19:
non ci crederete, ma la gente aveva maggiore pietà per me quando ero più bello. Adesso sono molto magro, il mio aspetto è cambiato. Ho perso un occhio e la gente mi fa scappare a colpi di scopa quando provo a trovare un piccolo riparo all'ombra.
Mese 20:
Non mi muovo quasi più. Oggi, tentando di attraversare la strada dove circolano le auto, mi hanno preso sotto. Pensavo di essere al sicuro in quel luogo chiamato fosso, ma non dimenticherò mai lo sguardo soddisfatto dell'autista che si è addirittura buttato di lato per schiacciarmi. Almeno mi avesse ucciso. Ma mi ha solamente rotto l'anca. Il dolore è terribile, le mie zampe dietro non reagiscono più e mi sono issato con molta difficoltà, verso un pò d'erba ai lati della strada.
Mese 21:
Sono 10 giorni che sto sotto il sole, la pioggia, senza mangiare. Non mi posso muovere. Il dolore è insopportabile. Mi sento molto male; è un luogo umido e direi che il mio pelo sta cadendo. La gente passa, nemmeno mi vedono, altri dicono "non ti avvicinare". Sono quasi incosciente, ma una forza strana mi fa aprire gli occhi......la dolcezza della sua voce mi ha fatto reagire. Lei diceva" povero piccolo cane, in che stato ti hanno ridotto"......con lei c'era un signore con una veste bianca, mi ha toccato e ha detto "mi dispiace, cara signora, ma questo cane è incurabile, è meglio mettere fine alle sue sofferenze". La signora gentile si è messa a piangere ma ha approvato.
Non so come, ma ho mosso la coda e l'ho guardato, ringraziandolo per aiutarmi a trovare finalmente riposo. Ho sentito solo la puntura della siringa e mi sono addormentato per sempre chiedendomi perchè fossi nato se nessuno mi voleva.

Una storia d'amore.. Da una storia vera. (Bellissima e commovente)



Ecco una delle storie d’amore più struggenti, che spesso vengono a galla solo grazie ai social network è quella tra Maxine e Don Simpson, di Bakersfield, in California, l’ha raccontata ad esempio su Facebook la nipote Melissa Sloan, postando le loro fotografie. Lei aveva 87 anni e lui 90. Sono rimasti sposati 62 anni. Fino a quando lei non si è ammalata di cancro, terminale. E lui, a luglio, si è fratturato l’anca. Quando le condizioni di Maxine sono drasticamente peggiorate, e Don Simpson era ricoverato, li hanno messi in due letti a fianco. Si sono stretti la mano. Maxine è morta così. E passate quattro ore è spirato pure lui. Il web si è commosso e poco dopo dal Brasile rimbalzava una vicenda simile, raccontata dal giornale inglese Express. È successo a Porto Alegre. Protagonisti Italvino e Diva Possa, 89 anni lui e 80 lei, ricoverati all’ospedale di San Lucas. Si erano conosciuti ad un ballo nel lontano 1948 e non si erano più lasciati. Nel 2013 a Italvino avevano diagnosticato una leucemia, mentre a Diva, ad aprile, era stato trovato un cancro alla vescica. I due quadri clinici si sono aggravati entrambi all’improvviso e anche in questo caso i medici li hanno lasciati nella stessa stanza. Sono morti a 40 minuti di distanza uno dall’altra. Il nipote Rafael li ha definiti le due «persone più romantiche» che abbia mai conosciuto. Italvino, per tutti i 65 anni del loro matrimonio, ha preparato la colazione alla moglie. «Mai visto niente di simile» hanno commentato tanti.

Il Papa si schiera coi migranti, Salvini lo attacca: "Nessun perdono ...


17 giugno - La Croce Rossa: verifiche su possibili casi di scabbia. L'appello del Pontefice: "Non chiudete le porte". La replica di Salvini: "Quanti rifugiati ci sono in Vaticano?"

12:19 - Un gruppo di migranti che da 5 giorni si trova sugli scogli a Ventimiglia, al confine con la Francia, ha chiesto di poter lasciare la scogliera e recarsi alla stazione della città ligure. La Croce Rossa ha spiegato che 17 di loro devono sottoporsi ad accertamenti per stabilire se i sintomi presentati siano attribuibili alla scabbia. Il Papa: "Chiediamo perdono per chi chiude la porta ai rifugiati". Salvini: "Non ne abbiamo bisogno".
Papa Francesco ha auspicato che "la comunità internazionale agisca in maniera concorde e efficace per prevenire le cause delle migrazioni forzate". Il Pontefice ha voluto ricordare i tanti che cercano "rifugio lontano dalla loro terra" e "una casa dove poter vivere senza timore, perché siano sempre rispettati la loro dignità".

"Vi invito tutti - ha aggiunto il Papa a braccio nel suo appello per la Giornata dei rifugiati - a chiedere perdono per le persone e le istituzioni che chiudono la porta a questa gente che cerca vita, una famiglia, che cerca di essere custodita".

Immediata la replica di Matteo Salvini. "Quanti rifugiati ci sono in Vaticano? Il problema è che i rifugiati sono un quarto di quelli che arrivano, noi non abbiamo bisogno di essere perdonati", ha detto a Radio Padania il segretario del Carroccio. "Sono curioso di vedere se a Torino incontrerà qualche sfrattato torinese", ha aggiunto.

La polizia francese, intanto, ha intensificato i controlli in frontiera alla stazione di Menton-Garlaven e alla barriera autostradale de La Turbie. Alla stazione di Garlaven vengono fermati tutti i treni provenienti dall'Italia ed eseguiti i controlli dei documenti.

Secondo quanto appreso da fonti della polizia francese, sui binari che passano dalla zona di confine di Punte San Ludovico, già in territorio francese, è stato collocato un rilevatore acustico per impedire il passaggio a piedi lungo la strada ferrata. (Fonte: TGCOM 24)

Un uomo entra in un ristorante con tre donne... (Barzelletta)


Un uomo entra in un ristorante con tre donne bellissime e un pappagallo. Ordina l'antipasto per lui e le donne e dieci per il pappagallo. Poi ordina i primi e sempre dieci primi anche per il pappagallo. Così fino alla fine del pasto. Quando hanno finito l'uomo si alza paga il conto e da una generossissima mancia a tutti i dipendenti. Si sta avviando verso la sua costosissima macchina, con le donne e il pappagallo, quando il padrone del locale incuriosito da questo cliente stravagante con un pappagallo voracissimo gli si avvicina e gli chiede spiegazioni. Questi allora comincia a raccontare: "Ho trovato una lampada. L'ho sfregata e dentro c'era un genio. Mi ha detto da esprimere tre desideri. Per il primo ho chiesto di essere l'uomo più ricco del mondo, e lo sono. Poi ho chiesto di avere le donne più belle del mondo..." e fa un gesto per indicare tutto ciò che ha intorno, poi vede il pappagallo e sospira "infine gli ho chiesto un uccello insaziabile, ma deve aver capito male..."

Candid camera: per le signore, guardare ma NON toccare.. (Video)




La donna è come una principessa. (Leggetela ne vale la pena)


La donna è come una principessa e ogni uomo dovrebbe ricordarselo.
Ricordati di trattarla come una “Principessa”
perchè è questo che tutte le donne sono
delle “Principesse.” Ricordati che quando guarda il vuoto,
pensierosa e triste, ha bisogno di una tua carezza
senza fare troppe domande.. Ricordati che dopo aver fatto l’Amore per lei è importante che
tu rimanga abbracciato e la stringa forte..
sarà bello farle capire che.. sei presente anche dopo.
Ricordati che la mattina appena sveglio,
sarà bello darle un bacio sulla guancia…mentre ancora dorme..Ricordati di fermarti un istante a guardarla
mentre lei non ti vede per ricordarti quanto meravigliosa sia amarsi nel suo viver quotidiano. Ricordati di portarle un Fiore quando meno se lo aspetta
perchè dire “Ti Amo” non ti autorizza a dare tutto per scontato. Ricordati che quanto gli dici
“Ti Amo” lei ci crede, sussurraglielo in un orecchio
ma poi diglielo sempre guardandola negli occhi..
Ricordati che se tra amici lei si veste in modo provocante
non lo fa perchè è una pu**ana quindi anziché incavolarti
falle il complimento che merita. Ricordati che le attenzioni
che le hai rivolto per conquistarla
devono durare in eterno, perché lei non è di tua proprietà.
Ricordati che tutto ciò che fai con lei anche le cose più stupide saranno speciali.. proprio perché lo fai con lei.
Ricorda di farla partecipe delle tue passioni perchè magari non è vero che lei non ne capisce niente. Ricorda
quando litigate di non dirle mai “sei una pu**ana”
perché ti sembrerà incredibile ma per loro equivale
allo schiaffo di un padre ingiusto. Ricordati di ricordarle
che non ci sarà mai uno che l’Amerà come fai tu
perché lei già lo fa. Ricordati di darle un bacio
tenendole il viso tra le mani qualche volta
perché… perché è bello.. Ricordati che prima di fare l’Amore i preliminari sono importanti,
sopratutto quelli che tu fai a lei. E ricorda di dosare bene
dolcezza e forza insieme perché oltre che una “principessa”
è sopratutto una “Donna” e tale la devi fare sentire
anche a letto. Ricordati che quando l ‘accompagni
a fare shopping un tuo consiglio può essere più importante di quanto pensi. Ricordati che lei a volte ha bisogno di sensazioni forti, di piacevoli imprevisti.
Ricordati che è stupenda una sera sensuale
a lume di candela ma che a volte è bello anche tirare il freno a mano dell’auto all’improvviso e fare l’amore
nel primo posto che ti capita e, fidati, fallo tu prima che lo faccia qualcun altro. Ricordati che le parole “Ti Amo”
non sono un saluto. Ricordati che quando ti parla ha bisogno di essere ascoltata. Ricordati che lei non è “tua madre” ma a volte può essere “tua figlia.” Prendila per mano e asciugale le sue lacrime.
Ricordati che lei è una stella non farla cadere.
Ricordati di custodirla come un fiocco di neve su un palmo aperto se lo chiudi si scioglie.
Ricordati che per quanto tu possa soffrire
ne sarà sempre valsa la pena.
Ricordati se ancora non l ‘hai fatto di dirle che l’Ami
non solo quando siete soli perché è bello gridarlo al mondo..
Ricorda tutto questo prima che lo ricordino le sue spalle mentre vanno via. (“Riflessi di sole su lettere di Ferro” di Elio Mancuso)

Le suore e i tre malviventi. (Barzelletta)


Un prete esce dalla sua parrocchia una mattina presto e va in città a fare delle commissioni.
Al suo ritorno trova la chiesa spoglia e in disordine, và da una suora che piange disperata e le chiede:
“Sorella, ma cos’è successo!?”
E la suora: ”Sono venuti tre malviventi, hanno rubato tutto, ci hanno violentate e sono scappati! Ma deve vedere suor Margherita!”.
Allora il prete va da un’altra suora che piange disperata e le chiede:
“Sorella, ma cos’è successo!?”
E la suora: ”Sono venuti tre malviventi, hanno rubato tutto, ci hanno violentate e sono scappati! Ma deve vedere suor Margherita!”.
Il prete, allora, va da suor Margherita, che piange disperata e le chiede:
“Sorella ma cos’è successo!?”
E la suora: ”Sono venuti tre malviventi.. E IO NON C’ERO!”

Due poveri immigrati.. (Barzelletta)


Due immigrati, Salek e Youssef, vogliono ritornare in patria.

Decidono allora di separarsi per un momento e chiedere l’elemosina onde racimolare la cifra necessaria per far ritorno nel loro paese. Si danno perciò appuntamento alla stazione di Milano nel giro di un’oretta. Dopo un’ora, i due si ritrovano e Salek chiede a Youssef come gli sia andata. Youssef risponde:
– Salek, è proprio vero… gli italiani sono gente fredda… pensa un po', mi sono camuffato per bene da povero cieco e mi son messo a Piazza Duomo con un cartello con sù scritto “POVERO CIECO HA FAME” e nonostante tutto ho racimolato solo 11 euro. A te invece com’è andata?
E Youssef:
– Ho raccolto tremila euro…
Salek rimane allibito ed esclama:
– E come hai fatto?
E Youssef con molta calma glielo spiega:
– Semplice Salek… sono rimasto qui in stazione, ho preso un pezzo di carta e con una matita ho scritto: “POVERO MIGRANTE VUOLE TORNARE A CASA!”

La storiella dell'asino.. (Racconto di riflessione)


C’era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino.
Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo. Così partirono tutti e tre con il loro asino. Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “guardate quel ragazzo quanto è maleducato…lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano”.
Allora la moglie disse a suo marito: “non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio.” Il marito lo fece scendere e salì sull’asino.
Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “guardate che svergognato quel tipo…lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa”.
Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino. Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “pover’uomo! dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino. E povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere! Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio. Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta. Gli spaccheranno la schiena!
Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: “guarda quei tre idioti: camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!”

Conclusione: ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei.
Quindi: vivi come credi. fai cosa ti dice il cuore, ciò che vuoi.. la vita è solo tua, ed è come un’opera di teatro che non ha prove iniziali.
Perciò canta, ridi, balla, ama.. e vivi intensamente ogni momento della tua vita.. prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi.


Il politico e le vacanze.. (Barzelletta)


Un affermato dirigente facente parte della casta politica decide di fare vacanze alternative. Basta Mar Rosso, basta Kenya, basta Maldive: sceglie quindi di passare due settimane dalla zia, la quale ha una fattoria.
Il primo giorno si alza molto tardi e si ritrova solo in casa senza sapere cosa fare, annoiandosi un sacco.
Alla sera quando la zia rientra dai campi le dice:
- Sai zia, oggi mi sono annoiato parecchio, vorrei potermi rendere utile con qualche lavoretto, in modo da contraccambiare la tua ospitalità. C’è niente che posso fare per aiutarti?
E la zia:
- Volentieri. La settimana scorsa abbiamo raccolto il fieno; dovresti contare quante balle di fieno ci sono, così so quante posso venderne ai vicini. Io domani mi alzerò presto perché devo andare al mercato a vendere le uova, ci vediamo domani sera!
Il giorno dopo, il nostro amico dirigente-politico lo passa a contare le balle di fieno. Alla sera, quando la zia rientra le dice:
- Ho contato le balle di fieno, sono 211!
- Bravo nipote, hai fatto proprio un buon lavoro!
- Grazie zia; potresti darmi qualcosa da fare anche per domani?
- Ma… veramente… non saprei… in effetti ci sarebbe un lavoro abbastanza urgente da fare, però mi dispiace dovertelo chiedere…
- Non farti problemi zia, sono contento di poterti aiutare. Di cosa si tratta?
- Dovresti concimare tutti i campi, così io posso andare al mercato a vendere la frutta.
- Ottimo, così potrò stare tutta la giornata all’aria aperta. Spiegami come devo fare, e vedrai che per domani sera sarà tutto a posto.
Detto, fatto: il giorno seguente lo trascorre a spandere letame sui campi della zia. Alla sera, la zia:
- Bravo hai fatto un lavoro perfetto, mi hai fatto proprio un gran piacere!
- Già, devi sapere che mi sono anche divertito molto. La vita di campagna comincia davvero a piacermi. Cosa posso fare domani?
La zia:
- Io devo potare gli alberi, ma immagino che tu sarai un po’ stanco, per cui ti assegnerò un lavoretto facile, semplice e poco impegnativo: la settimana scorsa ho raccolto le patate, e prima che io vada a venderle al mercato tu dovresti dividere le patate grosse dalle patate piccole.
Alla sera, quando rientra, la zia trova ancora tutta la montagna di patate da dividere e il nipote sconcertato con due patate in mano:
- Ma come, te ne sei stato li tutto il giorno con quelle due patate in mano? L’altro giorno mi hai contato tutte quelle balle di fieno, ieri mi hai concimato tutti i campi e hai fatto dei lavori perfetti, non avrei potuto chiedere di meglio. Oggi, che dovevi semplicemente dividere le patate non hai fatto nulla, com’è
possibile?
- Sai zia, il fatto è che noi politici, finché si tratta di contar balle e spandere merda non abbiamo nessun problema; è quando dobbiamo prendere una decisione che non sappiamo cosa fare!

Candid camera: uno strano cieco... (Video)




Padre e figlia.. e i social. (Barzelletta)


La figlia: “Papà, mi sono innamorata di un ragazzo che abita lontanissimo. Io sono qua e lui vive in Australia!”
Il padre: “Ma come è successo?”
Lei: “Beh, vedi, ci siamo incontrati su Meetic, poi lui è diventato mio amico su Facebook, abbiamo fatto delle lunghe chiacchierate con la chat di Whatsapp, si è dichiarato su Skype e ora siamo insieme da due mesi attraverso Viber.. Papà, ho bisogno del tuo benestare e dei tuoi auguri!”
Il padre: “Ma sì, dai, sposatevi con un Sì su Twitter, comprate i bambini su Amazon e pagate con Paypal. E se un giorno non lo sopporterai più, vendilo su eBay!

Il parroco e la coppia di sposi.. (Barzelletta)


In un paesino di provincia vive una giovane coppia di sposi, che però non riesce ad avere figli. Confidandosi con il parroco del paese, questi gli suggerisce di affidarsi alla preghiera e di fare un viaggio a Lourdes e accendere una candela per ottenere aiuto dal Signore.
I due, approfittando delle vacanze, si recano quindi in pellegrinaggio a Lourdes e seguono i consigli del parroco.
Dopo poco tempo il parroco viene trasferito in un altro paese.
Dopo molti anni, ritorna in visita nel suo paesino e, ricordandosi della coppia di sposi, decide di andarli a trovare.
Quando bussa alla loro porta, gli apre un bambino di circa dieci anni e il parroco fra sé pensa: “Però, il consiglio che gli ho dato è stato utile!”
Il parroco allora:
– Ciao piccolo, sono in casa mamma e papà?
Il bimbo:
– No, sono fuori!
– Ma torneranno tardi?
– Non saprei di preciso, la mamma è andata con i miei due fratellini più piccoli dal dottore perché aspetta due gemelli…
– E tu sei in casa da solo?
– No! C’è mia sorella più grande che sta dando il biberon alla mia sorellina di 7 mesi!
– E tuo papà?
– Non ho capito molto bene, ma mi ha detto che andava a Lourdes a spegnere una candela…

Addio scottature, arriva il bikini hi-tech collegato allo smartphone...


Via le vecchie, care, creme solari. Roba del passato, da oggi c’è il bikini a dire se sei a rischio scottatura. Intendiamoci: non è un bikini qualunque, ma un bikini hi-tech.

Ma come è fatto? Come un normale costume da bagno, solo che è dotato di un sensore speciale in grado di mandare un alert allo smartphone o al tablet appositamente collegato. L’alert scatterà nel momento esatto in cui la quantità di raggi UV incamerata dal corpo sarà vicina al superamento della soglia naturalmente tollerata.

Non solo, la segnalazione è in un certo senso ‘connessa’ con il tipo di pelle che si ha o col livello di abbronzatura che si vuole raggiungere. E in questo modo la tintarella, assicurano gli inventori, sarà semplicemente perfetta e… al punto giusto. Senza eritemi o arrossamenti anti-estetici.

Gli inventori sono i titolari della startup francese “Spinali Design”, ed è opera dell’imprenditrice Marie Spinali. Che spiega di aver avuto l’idea “fulminante” quando un giorno stando al mare “ho visto qualcuno prendere una scottatura sulla spiaggia e mi sono detta: dopo tutto ci sono molti vasi di fiori che avvisano quando le piante sono assetate, dovremmo dunque inventare qualcosa che ci avverta quando il sole è troppo forte”.

Le controindicazioni della modernità ci sono e stanno tutto del bikini hi tech che si può comprare solo su Internet al prezzo di 149 euro. Ma se il progetto prenderà il volo sui mercati, la cifra forse potrebbe essere alla portata di tasche anche un po’ più vuote. Non solo: la Spinali ha in mente di estendere l’applicazione anche ai costumi da bagno maschili e a quelli dei bambini. Quest’ ultimi, potrebbero essere dotato anche di un meccanismo cerca-persone, per la gioia di tutte le mamme.


Paulo Coelho - Le cose che ho imparato nella vita.. (Video)




A mio figlio.. (Bellissima lettera di un padre al figlio)


Caro figlio,
mi guardo attorno e penso a quando sarai grande: sai, adesso é il tuo papà ad esserlo.
Un giorno leggerai questa lettera e quando lo farai sarai nella condizione di capire quanto ho scritto, anche se la comprensione sarà solo parziale. Questo perché le cose, affinchè possano essere comprese appieno, debbono necessariamente essere vissute in prima persona ed io, proprio in prima persona, ti scrivo in qualità di genitore.

Immagino i tuoi occhi – gli stessi che ho avuto anch'io fino a non molto tempo fa – osservare il mio atteggiamento, visto probabilmente come una fonte di ostruzionismo, presentandoti una persona adulta che si rifiuta di capire chi sei veramente e quali siano le tue necessità. L'ho vissuto.

Ordunque, semmai ciò avrà d'accadere, é bene che tu sappia, attraverso queste parole, chi sono io. Perché nel nostro rapporto é capendo il mio ruolo che riuscirai a capire meglio chi realmente rappresenti tu. Siamo due persone diverse, é vero, che però hanno in comune tanti aspetti, molti più di quanti potrai trovarne in altre persone.
Tu sei il futuro, quello in cui si ripongono le speranze dei tuoi genitori e di tanta altra gente che conoscerai e con la quale dividerai parte del tuo tempo. E le tue azioni si ripercuoteranno, volente o meno, anche oltre oceano, esattamente come gli effetti di un sasso lanciato nello stagno. E avrai da perdomarmi se ti dico che quel futuro lo sto costruendo io, oggi, giorno per giorno.

Ogni persona di questo pianeta assume un ruolo che può essere più o meno determinante per la sua vita e per quella degli altri, compresa quella di chi vive alle spalle altrui. Persone che non necessariamente nascono così, ma rese tali dagli atteggiamenti di chi avrebbe dovuto fare di loro delle persone in grado di saper badare a se stesse; individui che ripongono negli altri le proprie responsabilità perché nessuno gli ha mai mostrato quali fossero e come le si debbono assumere.
Il mio ruolo nei tuoi confronti é particolarmente determinante per la tua formazione personale, quella di cui sarai ancora alla ricerca mentre sarai intento a leggere queste righe.

E' dovere mio quello di illuminarti il percorso: il tuo é quello di scegliere la strada da seguire. La mia prima responsabilità, per quanto ti concerne, é stata anzitutto quella di avere avuto il coraggio di metterti al mondo consapevole fin dal principio che, da questo mondo, avrei dovuto proteggerti. Come individuo non ho potere nei confronti della società, ma intervengo direttamente nel plasmarla attraverso gli insegnamenti e tutta quella immensa mole di informazioni che ti avrò consegnato e che continuerò a trasmetterti.
Il tempo da dedicare solo a me stesso é passato. Il mio tempo ti é appartenuto fin dalla tua nascita ed assieme a questo ti ho fatto dono del mio spazio e di tutta la mia energia. Riconosco, sebbene talvolta a malincuore, che sei mio figlio non una mia proprietà; ma mi sono occupato del tuo corpo e del tuo spirito come fossero i miei. Ed il punto di vista che non ho mai voluto abbandonare, malgrado le reazioni umane di cui sono debole in quanto padre, é sempre stato quello di incentivare la tua personalità fondamentale, adoperandomi al meglio possibile per smussarne le ottusità. Poiché apparterrai al tuo tempo e al tuo spazio che saranno i rimasugli dell'eredità che ti avremmo lasciato: frutto della nostra sapienza o del nostro arrogante egoismo.
Gli occhi di un giovane ragazzo vedono tanto, ma la sua vista si appanna man mano che scruta lontano; ed é in quei paraggi che s'aggira l'inganno. Io voglio per te ciò che non ho avuto, ma non ti permetterò mai di avere da me tutto ciò che vorrai. So per certo che le cose esistono per essere conquistate e la tua felicità, quella interiore, l'otterrai raggiungendo ciò che ti sai prefissato utilizzando le tue capacità.

Ed ecco perché ti lascio un ricordo indelebile del mio pensiero.

Quando verrà il giorno che scruterai il mio atteggiamento, vagliandone i difetti, sappi che ne troverai tanti. La domanda che ti dovrai porre, però, dovrà essere: ”Sono in grado di riuscire a fare qualcosa?”. Sarà allora che assumerai la tua coscienza di essere. Se poi sarà ancora il mio errore che starai cercando lo troverai solo qualora ti sentirai impedito, come individuo, nei confronti di qualcuno o di qualcosa.
Io sono, in tutta semplicità, il tuo più grande insegnante. Questo perché ho previsto le tue paure, evitando di inculcartele, ed ho immaginato le tue mete, mettendoti nelle condizioni di raggiungerle.
Ti ho dato la possibilità di poter scegliere e di saper distinguere e questo ti permetterà di fare le tue esperienze con un margine di errore più basso rispetto alla media, riferendomi alla media di un'educazione permissivistica, delle risposte date al posto tuo, degli stereotipi, del “Non lavorare in quel posto che ti sfruttano”, del “Lasciamogli fare quello che vuole: é solo un bambino”, che sono tutte medie della mediocrità.

Prima di avere figli avevo un punto di vista molto diverso da quello che ho adesso, questo perché avevo solo idee ma mancava la cosa fondamentale: il ruolo ed é questo che fa assumere gli atteggiamenti. Vivere la vita é un'arte. Fra tanti capolavori, qualche bozza, qualche incompiuta e qualche fiasco sono da considerarsi cose normali e proprio non saprei quanto “normale” potrei apparire agli occhi tuoi. Spero una quantità tollerabile.

Tu magari mi vedrai vecchio e con vecchie idee. Io, in verità, sono giovane e con idee giovani. Non farti ingannare dall'involucro: dentro di noi non esiste età. Applica grandezza nelle cose che farai, cura i dettagli e vivi come il professionista della tua vita. Un giorno sarai tu ad essere al posto mio. Ricorda: i genitori lasciano sempre due eredità: una genetica ed una esistenziale e la seconda viene sempre per prima. Ecco perché penso che genitori lo si é prima di partorire i figli. (Tony Carboni)

La testimonianza del figlio di Paolo Borsellino.. (pubblicata per gentile concessione dell’editore)


MANFREDI BORSELLINO. Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l’esame di diritto commerciale, ero esattamente allo “zenit” del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del “taglio” fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell’attentato a Giovanni Falcone lungo l’autostrada Palermo-Punta Raisi.

Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull’accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola.

Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell’ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia. Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un momento di non ritorno. Era l’inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell’uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.

Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all’interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua.
Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima. Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell’economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo “preparati” qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell’amico e collega Giovanni.

La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai abbastanza tardi, perlomeno rispetto all’orario in cui solitamente si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno (compresa la domenica) alle 5 del mattino per “fottere” il mondo con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti, come d’altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia, Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra, ci aveva invitati a pranzo il professore “Pippo” Tricoli, titolare della cattedra di Storia contemporanea dell’Università di Palermo e storico esponente dell’Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate stagioni estive.

Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia “loffia” domenicale tradendo un certo desiderio di “fare strada” insieme, ma non ci riuscì. L’avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre. Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega, mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre.
Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell’85, quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati “deportati” all’Asinara, o quella dell’anno precedente, nel corso della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese. Ma quella era un’estate particolare, rispetto alle precedenti mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi all’apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone, lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni precedenti era riuscito ad assicurarci.

Così quell’estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e spensierati, era rimasta chiusa. Troppo “esposta” per la sua adiacenza all’autostrada per rendere possibile un’adeguata protezione di chi vi dimorava. Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello che sarebbe stato l’ultimo bagno nel “suo” mare e non posso dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D’Amelio, sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi quel sole e quel mare.
Anche il pranzo in casa Tricoli fu un momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti. Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo, dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel “tenere comizio” come suo solito, decise di appisolarsi in una camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto, trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche di sigarette che lasciava poco spazio all’immaginazione.

Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno (restituitoci ancora bagnato dopo l’eccidio) e l’agenda rossa della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta. Mia madre lo salutò sull’uscio della villa del professore Tricoli, io l’accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina, sapevo che aveva l’appuntamento con mia nonna per portarla dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla. Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii.
Ho realizzato che mio padre non c’era più mentre quel pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso dell’attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa. Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono salito sulla moto di un amico d’infanzia che villeggia lì vicino ed a grande velocità ci recammo in via D’Amelio.

Non vidi mio padre, o meglio i suoi “resti”, perché quando giunsi in via D’Amelio fui riconosciuto dall’allora presidente della Corte d’Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna. Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all’interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell’esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell’ultima immagine del padre, è come se si fossero voluti salutare un’ultima volta.

La mia vita, come d’altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza “se” e senza “ma” a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in “familiari superstiti di una vittima della mafia”, che noi vivessimo come figli o moglie di ….., desiderava che noi proseguissimo i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva “Paolino” sin da quando avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il 20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo e, per il momento, unico nipote maschio.

Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo che ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza “farci largo” con il nostro cognome, divenuto “pesante” in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamo “montati la testa”, rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l’onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra. E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l’avrebbe fatta.

Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ossia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben più grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall’evento drammatico che mi sono trovato a vivere.
D’altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare dopo la morte di mio padre, una persona che in un modo o nell’altro avrebbe “sfruttato” questo rapporto di sangue, avrebbe “cavalcato” l’evento traendone vantaggi personali non dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto figlio di …. o perché di cognome fa Borsellino. A tal proposito ho ben presente l’insegnamento di mio padre, per il quale nulla si doveva chiedere che non fosse già dovuto o che non si potesse ottenere con le sole proprie forze. Diceva mio padre che chiedere un favore o una raccomandazione significa mettersi nelle condizioni di dovere essere debitore nei riguardi di chi elargisce il favore o la raccomandazione, quindi non essere più liberi ma condizionati, sotto il ricatto, fino a quando non si restituisce il favore o la raccomandazione ricevuta.

Ai miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita.

Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere. ( La testimonianza del figlio del giudice – pubblicata per gentile concessione dell’editore – chiude il libro “Era d’estate”, curato dai giornalisti Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi- Pietro Vittorietti editore).

La suora che fa l'autostop.. (Barzelletta)


Una suora fa’ l’autostop e viene raccolta da un camionista.
Il camionista: “Come si chiama?”
La suora: “Suor Maria”
“Dove deve andare?” – gli dice il camionista.
E la suora: “Assisi”
E lui: “Io la posso portare però dobbiamo fare l’amore!”
E lei: “Non posso mi sono votata a Dio”
“Allora deve scendere” – gli risponde lui.
La suora pensa che è notte, che piove, che è sola è di malavoglia accetta ….dopo che si è concessa il camionista sente la suora che prega: “Dio perdonami per aver peccato tre volte!”
E il camionista: “Ma noi l’abbiamo fatto solo una volta.”
E la suora: “Si ma fino ad Assisi la strada è lunga!

Carosello - El Merenderooo.. (Video)




La moglie credente e il marito avaro.. (Barzelletta)



C'era un uomo che aveva lavorato tutta la vita, e aveva risparmiato tutti i suoi soldi, un mucchio di soldi.. e quando si trattava di spenderli era un vero "avaro". Poco prima di morire, disse alla moglie:
"Quando muoio, voglio che tu prenda tutti i miei soldi e li metta nella bara con me. Me li voglio portare con me nell'aldilà."
E così si fece promettere con tutto il cuore dalla moglie, che quando sarebbe morto lei avrebbe messo tutti i suoi soldi nella cassa con lui.
Beh, poi morì. Al funerale era steso nella bara con vicino la moglie, vestita di nero, seduta affianco alla sua migliore amica. Quando fu finita la cerimonia e si preparavano a chiudere la bara, la moglie disse: "Aspettate un momento!"
Aveva una piccola scatola di metallo, si avvicinò con la scatola e la mise nella cassa. Poi chiusero la bara e la portarono via.
L'amica che aveva assistito alla scena disse:
"Ma cara, non pensavo che fossi così tonta da mettere tutto quel denaro la dentro con tuo marito."
La mogie fedele rispose:
"Senti, io sono una persona credente, non posso tornare sulle mie parole. Gli ho promesso che avrei messo quei soldi nella bara con lui e così ho fatto."
"Vuoi dire che hai messo tutto quel denaro li dentro con lui?!?"
"Certo!" disse la moglie "ma erano talmente tanti che nella bara non ci stavano,  così li ho  presi tutti, li ho messi sul mio conto e gli ho fatto un assegno..."

Il toro da monta.. (Barzelletta)


Un contadino e la moglie devono comprare un toro. Arrivati all’allevamento, il proprietario mostra loro i suoi capi migliori.
“Questo toro monta anche tre volte al giorno”
E la moglie al marito:
“Lo senti? Tre volte al giorno! sai da quanto tempo tu non lo fai più???”
Secondo toro:
“Questo monta anche quattro volte al giorno!
e la moglie:
“lo senti??”
Terzo toro:
“Questo monta anche cinque volte al giorno”
E la moglie:
“Lo senti?”
Alchè il marito stufo chiede al fattore:
“sempre con la stessa vacca?”
“NO!” risponde l’allevatore.
E il marito alla moglie:
Lo senti?!?!!”

Ama la vita così com'è - Madre Teresa di Calcutta (Video)




Un aereo decolla da Fiumicino diretto a... (Barzelletta)


Un aereo decolla da Fiumicino diretto a Milano.
È carico di passeggeri.
Raggiunta la quota di volo, il comandante esordisce all'interfono: - Signore e signori, è il comandante che vi parla. Stiamo volando a seimila metri, il tempo a Milano è splendido, e il volo sarà tranquillo, senza vento e turbol... ODDIO..NOO!! - (... silenzio...)
Dopo qualche istante di nuovo il comandante: - Signore e signori, scusate per quanto successo poco fa, ma la hostess mi ha rovesciato il caffè bollente in grembo.
Dovreste vedere il davanti dei miei pantaloni!!- E un passeggero da in fondo al velivolo grida: - Ah, è niente, dovrebbe vedere il didietro dei miei!!! -

Mia moglie mi ha chiesto di uscire con un'altra donna... (Bellissima)


Dopo 21 anni di matrimonio, mia moglie mi prese da parte per dirmi qualcosa di importante. Voleva che passassi del tempo con un’altra donna, la portassi al ristorante e poi al cinema. Mia moglie mi disse: “Ti amo, ma so che anche quest’altra donna ti ama, e voglio che tu trascorra del tempo con lei”.
Quest’altra donna era mia madre. Viveva da sola da 19 anni, dopo la morte di mio padre e a causa del mio lavoro e dei miei tre figli, potevo farle visita solo occasionalmente.
Così quella sera stessa ho fatto quello che mia moglie mi aveva chiesto. Ho invitato mia madre al ristorante e poi al cinema.
“Cosa sta succedendo?”, mi chiese la mamma: “Sei sicuro che vada tutto bene?”
“Ho pensato che sarebbe stata una buona idea trascorrere del tempo con te”, ho risposto. “Solo io e te”.
Mia madre, al telefono, restò in silenzio un momento, poi finalmente disse: “Mi piacerebbe davvero tanto”.
Poi il venerdì seguente, dopo il lavoro, sono andato a prenderla a casa. Ero un po’ nervoso, era passato tanto tempo… Si era fatta i capelli e indossava lo stesso vestito del suo ultimo anniversario di matrimonio. Il suo sorriso, raggiante di felicità, la faceva sembrare un piccolo angelo.
“Ho detto alle mie amiche che uscivo con mio figlio stasera e sono rimaste tutte molto colpite”, ha detto entrando in macchina. “Non vedono l’ora che racconti loro della nostra serata!”
Così siamo andati in un ristorante, non troppo elegante, ma abbastanza intimo e confortevole. Mia madre mi ha preso il braccio come se fosse la First Lady. Ci siamo seduti e le ho dovuto leggere il menù, dal momento che i suoi occhi riuscivano a leggere solo i caratteri più grandi. Appena finito di leggere le portate, ho girato gli occhi e ho visto che lei mi guardava con un sorriso carico di nostalgia. “Quando eri piccolo, ero io che dovevo leggerti il menù”, mi ha detto con semplicità. “Allora, è tempo che tu ti riposi un po’ e mi lasci restituire il favore”, ho risposto.
Abbiamo cenato e abbiamo parlato, niente di straordinario, abbiamo solo parlato delle novità nelle nostre rispettive vite. Alla fine, abbiamo parlato così tanto che ci siamo dimenticati del film. Ma in realtà, non ci è dispiaciuto averlo perso. Quando l’ho riaccompagnata a casa, mi ha detto che voleva uscire di nuovo, ma solo se le promettevo che l’avrei lasciata invitare me la prossima volta. Ho accettato.
“Come è andato il tuo appuntamento?”, mi chiese mia moglie quando rientrai a casa. “È andato davvero bene. Ancora meglio di come avrei mai immaginato”.
Non sono però stato in grado di mantenere la mia promessa e farmi invitare al ristorante. Pochi giorni dopo, mia madre è morta a causa di un problema cardiaco. È successo così velocemente che nessuno ha potuto fare niente per lei.
Sono passate alcune settimane e poi ho ricevuto una busta con una copia di un conto di un ristorante, lo stesso ristorante dove avevo portato mia madre. Insieme alla ricevuta, c’era una piccola nota che diceva: “Ho pagato questo conto in anticipo. Non ero sicura se avrei potuto esserci, ma in ogni caso, ho già pagato per due, per te e per tua moglie. Non sai quanto questa serata abbia significato per me. Ti amo, figlio mio”.

Quel giorno ho capito l’importanza di dire “ti amo”, e l’importanza di trascorrere del tempo con la propria famiglia e le persone che ci sono care. Niente, in verità, è più importante di quest’amore. (Anonimo Web)

Tom and Angela - You Get Me




La donna di servizio.. Bellissima. (Barzelletta)


Una donna di servizio chiede alla padrona di casa un aumento di stipendio.
– Madame, ho bisogno di un aumento.

La signora, molto irritata, chiede: – Maria, perchè pensa di meritare un aumento? In fondo lavora qui soltanto da 3 mesi.

– Madame, ci sono tre ragioni per le quali penso di meritarmi un aumento: in primo luogo io stiro
il vestiario meglio della signora.

– Chi è stato che lo ha detto?

– Lo ha detto il padrone.. In secondo luogo io cucino meglio della signora.

– Che assurdità! Chi può aver detto questo?

– E´ stato il padrone che lo ha detto.. In terzo luogo io sono migliore della signora anche a letto!

– A brutta stronza... Ed è stato mio marito a dire anche questo?

– No, madame, è stato l´autista...

– Quanto vuoi di aumento???

Se tornassi a vivere.. (Bellissimo)


Qualcuno mi ha chiesto giorni fa se, potendo rinascere, avrei vissuto la vita in maniera diversa. Lì per lì ho risposto di no, poi ci ho pensato un po’ su e…

Potendo rivivere la mia vita, avrei parlato meno ed ascoltato di più.
Non avrei rinunciato ad invitare a cena gli amici soltanto perché il mio tappeto aveva qualche macchia e la fodera del divano era stinta.
Avrei mangiato briciolosi panini nel salotto buono e mi sarei preoccupata molto meno dello sporco prodotto dal caminetto acceso.
Avrei trovato il tempo di ascoltare il nonno quando rievocava gli anni della sua giovinezza.
Non avrei mai preteso in un giorno di estate, che i finestrini della macchina fossero alzati perché avevo appena fatto la messa in piega.
Non avrei lasciato che la candela a forma di rosa si sciogliesse, dimenticata, nello sgabuzzino. L’avrei consumata io a forza di accenderla.

Mi sarei stesa sul prato con i bambini senza badare alle macchie d’erba sui vestiti.

Avrei pianto e riso di meno guardando la televisione e di più osservando la vita.

Avrei condiviso maggiormente le responsabilità di mio marito.
Mi sarei messa a letto quando stavo male, invece di andare febbricitante al lavoro, quasi che, mancando io dall’ufficio, il mondo si sarebbe fermato.

Invece di non vedere l’ora che finissero i nove mesi della gravidanza, ne avrei amato ogni attimo, consapevole del fatto che la cosa stupenda che mi viveva dentro era la mia unica occasione di collaborare con Dio alla realizzazione di un miracolo.

A mio figlio che mi baciava con trasporto non avrei detto: “Su, su, basta. Và a lavarti che la cena è pronta”.

Avrei detto più spesso: “Ti voglio bene” e meno spesso: “Mi dispiace”…ma soprattutto, potendo ricominciare tutto daccapo, mi impadronirei di ogni minuto…lo guarderei fino a vederlo veramente…lo vivrei…e non lo restituirei mai più. /Erma Bombeck)

"Ogni istante che Dio ti dona è un tesoro immenso, non buttarlo. Non correre sempre, alla ricerca di chissà quale domani. Vivi meglio che puoi, pensa meglio che puoi e fai del tuo meglio oggi. Perchè l'oggi sarà presto il domani e il domani sarà presto l'eterno."
(A.P. Gouthey)


Il cuore di una mamma..


Quel paio di vecchi jeans, i miei preferiti, non mi entreranno mai più. Alla fine ho accettato questa immutabile verità. Dopo aver messo alla luce e tirato su due bambini il mio corpo ha subito una metamorfosi. Forse ho riacquistato il mio peso pre-natale ma si sono verificati lievi spostamenti e leggere espansioni durante quella che è la mia versione personale della deriva dei continenti. Quando ero adolescente non capivo la differenza tra le taglie per giovani e quelle per signore, i vestiti per signora mi sembravano soltanto vecchi. Adesso mi è chiaro che i vitini di vespa e i sederini rotondi sono soltanto illusioni passeggere di gioventù. Ma va bene così perchè anche se i jeans non si abbottonano più, la vita che ho acquistato in cambio mi va meglio di quanto mi fossero mai andati quei jeans.
Per me questo è il periodo della vita in cui si va a piedi scalzi e si indossano calzoncini e magliette. Sono passata così facilmente al ruolo di giovane madre e tra quelli che mi sono trovata a svolgere è senza dubbio il ruolo in cui mi trovo meglio. Non ci sono cuciture che lasciano il segno, nè chiusure lampo che saltano.
C'è solo la senzazione di essere uscita dal camerino di prova con qualcosa addosso con cui finalmente mi sento bene.
Amo sentire il dolce peso di questo bambino sul fianco, la soffice testolina che si incastra alla perfezione sotto il mio mento, le manine allargate sulle mie braccia che sembrano piccole stelle marine rosate. Amo il modo in cui mia figlia di otto anni cammina al nostro fianco mentre attraversiamo il parcheggio del supermercato. Nelle belle giornate di primavera il vento leggero le fa svolazzare i capelli e ridiamo insieme quando il sole fa storcere il naso e strizzare gli occhi al piccolino. Le mie braccia sono sempre tese per toccare i miei bambini, come farebbe una sarta con due teli di seta preziosa mentre pensa cosa potrebbe venirne fuori ma esitante al tempo stesso per paura di alterarli, di perdere quella completezza, quell'integrità che sento sotto le mie mani.
Quelle rare mattine in cui mi sveglio per prima, vado in camera loro e li guardo mentre dormono con quei visini paffutti e rosei. Poi si muovono e si stiracchiano mentre si svegliano, e allargano le braccia subito pronti per un abbraccio.
Allora li prendo tutti e due tra le braccia affondando il viso contro di loro e respirando a fondo il loro profumo. Sono caldi e morbidi come asciugamani di spugna appena usciti dall'asciugabiancheria.
Certe volte seguo il suono delle voci da ragazzina che vengono dalla camera di mia figlia dove lei e le sue amiche, immerse fino al ginocchio nello chiffon comprato al mercatino, giocano ad inventarsi dei vestiti da sera misurandosi addosso la vita. Completamente assorte da quel gioco, si lisciano e si mettono in posa davanti allo specchio, si addobbano con collane di plastica e aggiustano le coroncine fatte di cartone e lustrini. Guardo quelle ragazzine con i loro capelli lucidi e sottili che nessun elastico o fermaglio riesce a domare. Sono costantemente impegnate a sistemare le ciocche ribelli dietro le orecchie e in quel gesto da adulte intravedo le donne che diventeranno.
So che troppo presto queste nuvole di organza e pizzo verranno riposte per sempre nelle loro scatole malridotte che sono state all'occorrenza forzieri del tesoro e troni per le principesse.
Diventeranno gli abiti smessi dell'infanzia di mia figlia che torneranno da me. Ma per adesso ogni sera i miei bambini stanno accoccolati sul divano vicino a me. Spesso si addormentano in quel modo e sento le loro gambette flosce e morbide abbandonate contro di me, come le pieghe di una vecchia e comoda vestaglia.
Per adesso ci stiamo addosso e ci adorniamo a vicenda e loro sono contenti di essere circondati dal mio abbraccio. So che arriveranno i tempi in cui quel contatto ci sembrerà scomodo e irritante come se avessimo addosso maglioni di lana ruvidi e ispidi e tacchi a spillo di dieci centimetri. Allora dovremo cercare insieme un nuovo look, tirando e schiacciando, cercando di mantenere intatta la stoffa sottostante.
Arrivati a quel punto avremo già tessuto un arazzo ricco ed elaborato che avrà un suo disegno tutto speciale, che avrà i suoi piccoli strappi, qualche filo tirato e un po' di lacrime.
Ma non dimenticherò questo momento fatto di testoline assonnate appoggiate alla mia spalla, di pigiami a tutina e di vestiti madre-figlia, di piccole manine paffute chiuse a pugno dentro le mie.
Questo momento mi sta bene e ho intenzione di portarlo il più a lungo possibile. (Caroline Castle Hicks)

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