"White Christmas" By Babbo e le Renne

26 novembre 2016. È un miracolo: Giulia dopo 7 anni si risveglia dal coma grazie alla carezza...


della madre.

Giulia è un miracolo della vita. È uscita dal coma dopo sette anni, mentre la mamma le teneva la mano e lei è salita con la sua per accarezzarla, senza parole.

Sua madre, Maura, ha pensato di sognare. Le ha chiesto di rifare il gesto, perché non ci credeva. E Giulia le ha sfiorato di nuovo il braccio con la sua mano. Maura è corsa fuori, a chiamare i medici: «Mia figlia s’è risvegliata!».
Adesso Giulia è, su una sedia a rotelle
A causa di un aneurisma le si è rotta una vena in testa. Aveva 15 anni quel pomeriggio del 24 marzo 2004, quando è cominciato tutto. Faceva la seconda scientifico all’Einstein, ottimi voti e una vita felice. Giulia era una bella ragazzina, con i capelli ricci e biondi lunghi fino in fondo alla schiena. Era sul pullman con delle amiche che andava a trovare la nonna a San Mauro. A un certo punto s’è come accasciata: «Ho un male terribile». Dietro il capo, sopra il collo. La portano all’ospedale San Giovanni Bosco: ha un aneurisma per una malformazione congenita al cervello, di cui nessuno sapeva niente. La mamma ricorda che quando sono arrivati al Pronto Soccorso, lei e il papà, li hanno fatti sedere e si è sentita male: «Ditemi che cos’è?!». Il primario, dottor Luparello, le ha spiegato che «una malformazione così se ne vede una ogni cento anni. Difficile affrontarla». Però ci ha provato. Ha deciso di operarla, dopo averla salutata sulla soglia della camera: a domani, Giulia. «Ha scommesso su di lei», dice Maura: «Gli dobbiamo molto».

Quasi 13 ore di intervento, dalle 6 di sera alle 7 del mattino, con 12 sacche di sangue perché quando ha tolto l’aneurisma è come se avesse levato un tappo. Le avevano tolto anche una parte di cervello. «Adesso dobbiamo arginare questa diga che si è aperta», le dice il dottor Livigni. La mamma la veglia senza un attimo di sosta, leggendole Harry Potter, che a lei piaceva. È in coma indotto, ma quando provano a risvegliarla, inizia una seconda emorragia cerebrale. Le fanno un’altra craniotomia. Stavolta non è più coma indotto. Passa un anno e mezzo in quell’ospedale. Vogliono metterle una valvola intracranica, ma la valvola si ottura. Altra operazione, per metterle una valvola esterna: ne cambiano almeno cinque. La portano agli Anni Azzurri di Volpiano.
È proprio qui che si risveglia. Altro tempo deve passare però, e altri dolori. Maura la veste tutte le mattine, le infila le scarpe, la fa passeggiare, cerca di inventarle una seppur piccola abilità motoria anche con il coma. Le prende una tv, organizza la festa di compleanno per i suoi 18 anni, con un sacco di gente, i festoni e i palloncini che lei guarda inerte dal suo mondo lontano. Fa venire a sue spese una logopedista, una neuropsicologa e un operatore riflessologo che l’aiutano a mantenere il corpo intatto. «Vende il suo appartamento, perché adesso la sua casa è quella camera lì, con quelle montagne alla finestra che forse saranno finte. Mentre il calvario continua: c’è un batterio che la infetta e bisogna operarla di nuovo. Solo che dopo l’intervento, ritorna. La curano i dottori Ricci e Casarino, e lei li prega: «Per favore, teniamola almeno com’è». Alla fine i medici riescono a levarle il batterio. Poi arriva quella mattina di febbraio. Giulia si risveglia. Ma bisogna operarla di nuovo: ci sono gli ascessi cerebrali da rimuovere. Lo fa il dottor Federico Griva: «Luparello l’ha salvata, e Griva me l’ha ridata alla vita».

Ce n’è voluto di tempo perché l’amore di una mamma avesse ragione. Se c’è un miracolo è questo. Ora Giulia ha seguito il corso di riabilitazione nel Centro Cardinal Ferrari di Fontanellato del gruppo Kos. Lei continua a leggerle i libri, la porta al mare a Marina di Bibbona, e ora vogliono andare a Barcellona in camper e poi a New York. Maura ha solo paura che dopo di lei non ci sia lo stesso amore per farla vivere come adesso.

Corsa ai vaccini per l'arrivo dell'influenza che quest'anno si...


Corsa ai vaccini per l'arrivo dell'influenza che quest'anno si prevede sia particolarmente aggressiva.

Ora è corsa ai vaccini. Da una parte quello anti influenzale richiesto proprio per il fatto che quest’anno il virus si preannunciava più agressivo del solito. E dall’altra l’anti meningococco, in seguito agli ultimi casi toscani di meningite. «I pazienti sono tornati in massa a vaccinarsi - spiega il dottor Dario Grisillo segretario provinciale dei medici di medicina generale - per la paura dell’influenza di stagione che quest’anno sembra più cattiva del solito e per i nuovi casi toscani di meningite. Questo ha portato nei primi giorni della campagna vaccinale anti influenzale a qualche problema di approvvigionamento, adesso superato.

Le dosi infatti ci sono ed è possibile fare la profilassi. Anzi invito chi ancora non l’ha fatto a venire a vaccinarsi dai medici di famiglia. Per quanto riguarda l’influenza il momento migliore per vaccinarsi è adesso ed entro i prossimi 15 giorni. Questo perchè i primi casi si stanno iniziando a manifestare e il picco è atteso per le vacanze di Natale e visto che ci vogliono due settimane perchè la profilassi faccia effetto, è meglio affrettarsi adesso e non arrivare a quel momento impreparati. Vaccineremo comunque fino alla fine di dicembre».

Il consiglio vale soprattutto per le categorie a rischio come bambini, anziani e malati cronici, ma ricordano i medici, anche per tutti i loro familiarl. La campagna vaccinale contro l’influenza è partita ufficialmente il 9 novembre negli ambulatori di pediatri e medici di famiglia. Il nuovo virus metterà a letto 6 milioni di italiani e circa la metà degli aretini. Il ceppo è l’A/H3, che quest’anno colpirà molti in piena età lavorativa, tra i 50 e 60 anni. I sintomi sono più o meno i soliti: infezioni alla vie respiratorie, con tosse e mal di gola, febbre anche alta, mal di testa e dolori alle articolazioni.

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Auguri a tutti... (Video)

Ecco i sintomi (di un probabile tumore al colon) che non bisognerebbe ignorare...


Molto spesso tendiamo a sottovalutare i segnali che il nostro corpo ci manda soprattutto se riguardano il colon. Ma quando è necessario cominciare a preoccuparsi? Quando un problema momentaneo potrebbe trasformasi in qualcosa di più serio? Negli ultimi anni il cancro al Colon si è diffuso in maniera crescente in Italia, ma in genere in tutta Europa. Ecco quando dovreste consultare il parere di uno specialista:
1. Se alternate periodi di diarrea a periodi di stitichezza.
2. Se soffrite di dolori addominali quando andate in bagno.
3. Se la notte non riposate bene eppure non siete stressate.
4. Se da qualche tempo vi sentite affaticati e non riuscite a spiegarvene il motivo.
5. Se avete notato un’improvvisa, costante ed eccessiva perdita di peso.
6. Se soffrite di gonfiore addominale da diverso tempo.
Insomma, non bisogna mai prendere sotto gamba i segnali del nostro corpo siano essi evidenti o meno.

Lettera di Natale per chi Mi Ha Giudicato, Per Chi Mi ha Ferito e per Chi Mi Ha Tradito... (Leggetela)


Non giudicare chi si fida di te … piuttosto accompagnalo come un angelo custode, silente e sincero.

Nella vita c’è sempre qualcuno che ti ferisce, che ti tradisce, che ti inganna o che, in poche e tristi parole, ti spezza il cuore.
A volte, e questo non capita così di rado, quel qualcuno è una persona importante, è una parte della tua vita, è un affetto che sentivi vicino e speravi di conservare per sempre immutato e intangibile.
La vita ci insegna, però, che nulla è inviolabile, nessuno resta uguale nei sentimenti e nei bisogni, e sempre per ricevere amore occorre dare affetto, perché l’amore è un equilibro che si raggiunge solo nella reciprocità affettiva.
C’è ancora qualche cosa da dire a chi sembra non amarci più?
Anche le persone e con loro i sentimenti!
Si cambia perché cambiano le strade della vita …
e la vita, per quando si scelga e si orienti, spesso ci costringe a seguire vie sconosciute, a volte buie, non di rado imprevedibili o diverse da qualunque nostra aspettativa.
Ci sono persone che su quelle vie vorremo incontrare,
ma ci sono anche persone che non avremo mai voluto lasciare, persone che non dovrebbero guardarci di schiena mentre andiamo via ma che dovrebbero tenerci la mano, restara al nostro fianco, sostenerci, consigliarci … semplicemente accompagnarci.

E’ più difficile accompagnare che vivere:
chi vive cammina e sceglie il passo, la strada, la curva, salta il fosso o ci cade, inciampa e resta a terra o si rialza; chi accompagna non decide ma sta, sta come un angelo che vola silente e più che sussurrare al cuore non può fare.
Accompagna una madre, accompagna un padre, accompagna un fratello o un amico … chi cade non è l’accompagnatore che nel momento del bisogno ha il duro compito di sostenere; chi sceglie non è l’accompagnatore che ha il difficile ruolo di seguire; chi fa bene o sbaglia non è l’accompagnatore che pure è costretto a soffrire quando non può che constatare una scelta sbagliata.
L’accompagnatore, chiunque esso sia, non può e non deve giudicare.

Il consiglio è cosa ben diversa dal giudizio, il consiglio è un’interpretazione della vita che nessuno può imporre ad un altro.
Ci sono momenti nella vita di un sentimento a due in cui l’accompagnatore è costretto al silenzio ma sempre, se prova affetto ed ama, deve rendere all’altro la forza del proprio cuore come appoggio e supporto.

A te che mi hai giudicato, ferito, lasciato mentre andavo per la mia strada …
Oggi ti chiedo di guardare al mio cammino non per giudicare il mio operato ma per sentire la forza che il mio cuore lascia pulsare in ogni passo.
Una buona mamma, un buon papà, un buon fratello, un buon amico non si giudicano reciprocamente ma si amano semplicemente e l’amore non dipende dalle scelte o dagli atteggiamenti dipende dal cuore.
Nella storia personale chi ama col cuore non può giudicare gli altri ma solo sopportarli sinceramente.

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Una bambina di 8 anni si reca da sola in farmacia. Ciò che chiede, fa scoppiare in lacrime il farmacista...


Questa è la storia vera di una bambina di otto anni che sapeva che l’amore può fare meraviglie. Il suo fratellino era destinato a morire per un tumore al cervello. I suoi genitori erano poveri, ma avevano fatto di tutto per salvarlo, spendendo tutti i loro risparmi.
Una sera, il papà disse alla mamma in lacrime: “Non ce la facciamo più, cara. Credo sia finita. Solo un miracolo potrebbe salvarlo”.

La piccola, con il fiato sospeso, in un angolo della stanza aveva sentito.
Corse nella sua stanza, ruppe il salvadanaio e, senza far rumore, si diresse alla farmacia più vicina. Attese pazientemente il suo turno. Si avvicinò al bancone, si alzò sulla punta dei piedi e, davanti al farmacista meravigliato, posò sul banco tutte le monete.

“Per cos’è? Che cosa vuoi piccola?”.
“È per il mio fratellino, signor farmacista. È molto malato e io sono venuta a comprare un miracolo”.
“Che cosa dici?” borbottò il farmacista.
“Si chiama Andrea, e ha una cosa che gli cresce dentro la testa, e papà ha detto alla mamma che è finita, non c’è più niente da fare e che ci vorrebbe un miracolo per salvarlo. Vede, io voglio tanto bene al mio fratellino, per questo ho preso tutti i miei soldi e sono venuta a comperare un miracolo”.
Il farmacista accennò un sorriso triste.
“Piccola mia, noi qui non vendiamo miracoli”.
“Ma se non bastano questi soldi posso darmi da fare per trovarne ancora. Quanto costa un miracolo?”.
C’era nella farmacia un uomo alto ed elegante, dall’aria molto seria, che sembrava interessato alla strana conversazione.
Il farmacista allargò le braccia mortificato. La bambina, con le lacrime agli occhi, cominciò a recuperare le sue monetine. L’uomo si avvicinò a lei.
“Perché piangi, piccola? Che cosa ti succede?”.
“Il signor farmacista non vuole vendermi un miracolo e neanche dirmi quanto costa…. È per il mio fratellino Andrea che è molto malato. Mamma dice che ci vorrebbe un’operazione, ma papà dice che costa troppo e non possiamo pagare e che ci vorrebbe un miracolo per salvarlo. Per questo ho portato tutto quello che ho”.
“Quanto hai?”.
“Un dollaro e undici centesimi…. Ma, sapete….” Aggiunse con un filo di voce, “posso trovare ancora qualcosa….”.
L’uomo sorrise “Guarda, non credo sia necessario. Un dollaro e undici centesimi è esattamente il prezzo di un miracolo per il tuo fratellino!”. Con una mano raccolse la piccola somma e con l’altra prese dolcemente la manina della bambina.
“Portami a casa tua, piccola. Voglio vedere il tuo fratellino e anche il tuo papà e la tua mamma e vedere con loro se possiamo trovare il piccolo miracolo di cui avete bisogno”.
Il signore alto ed elegante e la bambina uscirono tenendosi per mano.
Quell’uomo era il professor Carlton Armstrong, uno dei più grandi neurochirurghi del mondo. Operò il piccolo Andrea, che poté tornare a casa qualche settimana dopo completamente guarito.
“Questa operazione” mormorò la mamma “è un vero miracolo. Mi chiedo quanto sia costata…”.
La sorellina sorrise senza dire niente. Lei sapeva quanto era costato il miracolo: un dollaro e undici centesimi…. più, naturalmente l’amore e la fede di una bambina.

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Buon Natale e Buone Feste. (Video)

Aspettando Natale... (Video)

Addio all'ecografia, il feto ora si vedrà in 3D con la realtà... (Video)



Virtuale. Addio alla vecchia ecografia! Ora è possibile vedere il feto in 3D, grazie ad una tecnica basata sulla combinazione di scatti rilevati con la Risonanza magnetica e su tecnologie di realtà virtuale. Le immagini difficili da interpretare delle attuali ecografie potrebbero quindi in futuro lasciare spazio a quelle tridimensionali. Messa a punto e sperimentata nella Clinica di Diagnostica per Immagini di Rio de Janeiro, la nuova tecnologia è stata presentata al convegno della Società di Radiologia del Nord America.

La tecnologia combina le immagini 3D, ottenute assemblando le immagini rilevate con la risonanza magnetica, e la realtà virtuale grazie al visore Oculus Rift. Le immagini, infatti, vengono catturare attraverso il visore, che permette di vedere il feto da vicino. "L'esperienza è meravigliosa, ha commentato uno degli autori che ha lavorato a questo progetto, Heron Werner, "e le immagini sono più nitide e chiare rispetto a quelle dell'ecografia e della risonanza magnetica".

"Poter vedere il feto in 3D in combinazione con tecnologie di realtà virtuale può migliorare la nostra comprensione delle strutture anatomiche del feto", ha detto Werner. La tecnologia, e ha aggiunto che questa tecnica può essere utilizzata per scopi medici e didattici. Il modello 3D permette inoltre di ricostruire la struttura interna del feto, comprese vie respiratorie e organi, permettendo in questo modo di individuare eventuali anomalie per aiutare a prendere decisioni su eventuali cure da affrontare prima della nascita o subito dopo.

La personalità e il carattere sono condizionate dal mese di nascita, infatti quelli nati a maggio ad esempio sono ostinati. Non si arrendono finché non ottengono ciò che vogliono. Buoni intenditori


La personalità e il carattere sono condizionate dal mese di nascita, infatti quelli nati a maggio ad esempio sono ostinati. Non si arrendono finché non ottengono ciò che vogliono. Buoni intenditori...

Ecco il significato del vostro mese di nascita:

NATI A GENNAIO…
Ambiziosi e seri. ° Adorano insegnare ed imparare. ° Lavoratori e produttivi. ° Sensibili e con pensieri profondi. ° Taciturni tranne quando sono tesi. ° Riservati. ° Molto cortesi.° Romantici però non lo dimostrano facilmente. ° Adorano i bambini. ° Leali. ° Hanno grandi attitudini sociali. ° Si ingelosiscono facilmente. ° Accurati, prudenti e organizzati. ° Hanno molte idee, a volte staordinarie. ° Hanno difficoltà ad iniziare una conversazione. ° Buoni intenditori.

NATI A FEBBRAIO…
Pensieri astratti. ° Intelligenti e astuti. ° Temperamento mutevole. ° Lunatici. ° Taciturni, timidi e umili. ° Onesti e leali. ° Amano la libertà. ° Ribelli quando li si costringe. ° Troppo sensibili e li si ferisce facilmente. ° Si arrabbiano molto facilmente. ° Gli piace fare amicizia però lo dimostrano raramente. ° Temerari e ostinati. ° Ambiziosi. ° Hanno molto chiare le proprie mete e sogni. ° Buoni intenditori. ° Amano l’intrattenimento e il tempo libero. ° Romantici dentro, però non esteriormente. ° Superstiziosi.

NATI A MARZO…
Personalità interessante. ° Affettuosi. ° Timidi e riservati. ° Onesti, generosi e simpatici. ° Amanti della pace, della calma e della tranquillità.° Sensibili verso gli altri. ° Gli piace servire le persone. ° Si arrabbiano e si irritano facilmente. ° Persone sulle quali si può contare. ° Amabili. ° Buoni osservatori. ° Gli piace sognare e immaginare cose. ° Adorano viaggiare. ° Adorano decorare case e ambienti. ° Hanno talento per la musica.

NATI AD APRILE…
Attivi e dinamici. ° Prendono decisioni e poi se ne pentono. ° Forti mentalmente. ° Adorano ricevere attenzioni. ° Amichevoli. ° Gli piace aiutare gli altri a risolvere i loro problemi. ° Coraggiosi.° Avventurosi di natura. ° Dolci e generosi. ° Affettuosi. ° Hanno buona memoria. ° Gli piace motivare gli altri. °Adorano gli scherzi. ° Attraenti. ° Delicati.° Romantici. ° Orgogliosi.° Coraggiosi.

NATI A MAGGIO…
Ostinati. ° Non si arrendono finché non ottengono ciò che vogliono. ° Buoni intenditori. ° Si irritano facilmente. ° Non passano mai inosservati.° Sentimenti molto profondi. ° Attraenti fisicamente e hanno una personalità molto speciale.° Sono persone facili da consolare. ° Adorano sognare. ° Intuitivi. ° Buona immaginazione. ° Gli piacciono la letteratura e le arti. ° Adorano viaggiare. ° Li irrita stare in casa. °Lavoratori. ° Munifici.

NATI A GIUGNO…
Pensano a lungo termine. ° Sono facilmente manipolabili. ° Amabili e delicati nel parlare. ° Hanno molte idee. ° Sensibili. ° Dubitano molto e tendono a posporre le cose. ° Vogliono sempre il meglio.° Ostinati. ° Divertenti e con un buon senso dell’umorismo. ° Adorano gli scherzi. ° Buoni conversatori. ° Amichevoli. ° Sanno come fare amicizia. ° Lunatici. ° Tendenti ai raffreddori. ° Si annoiano facilmente. ° Danno molta importanza a cose che non ce l’hanno. ° Vengono feriti facilmente. ° Hanno bisogno di molto tempo per riprendersi dopo essere stati feriti. ° Romantici fino al midollo.

NATI A LUGLIO…
Sono persone gradevoli con cui stare. ° Persone difficili da capire. ° Si consolano facilmente. ° Onesti e amichevoli. ° Hanno molto a cuore i sentimenti degli altri. ° Gli si può parlare facilmente. ° Imprevedibili. ° Capricciosi, temperamento mutevole. ° Ingegnosi e solleciti. ° Non sono vendicativi. ° Perdonano però non dimenticano mai. ° Li irritano le cose di cui non vedono l’utilità. ° Gli piace guidare gli altri. ° Sensibili. ° Affettuosi, hanno gran necessità di affetto e di sentirsi amati. ° Cercano sempre di trattare tutti da eguali. ° Simpatici. ° Buoni intenditori. ° Previdenti. ° Giudicano le persone per quello che vedono. ° Lavoratori. ° Non cercano amici, preferiscono che siano gli altri a cercare loro. ° Non sono aggressivi a meno di non essere provocati. ° Vengono feriti facilmente e hanno bisogno di molto tempo per riprendersi dal danno arrecato loro.

NATI AD AGOSTO…
Adorano gli scherzi. ° Attraenti. ° Delicati.° Romantici. ° Orgogliosi.° Coraggiosi. ° Hanno qualità di leader. ° Sanno consolare gli altri. ° Possono essere o troppo generosi o troppo egoisti. ° Adorano che li si elogi. ° Spirito straordinario. ° Si irritano facilmente quando li si provoca. ° Gelosi. ° Buoni osservatori.° Accurati. ° Pensano rapidamente. ° Indipendenti. ° Adorano comandare. ° Adorano sognare. ° Virtuosi nelle arti e nella musica. ° Sensibili e tolleranti. ° Affidabili. ° Viziati. ° Adorano avere nuovi amici. ° Hanno paura dell’amore.

NATI A SETTEMBRE…
Accurati, prudenti e organizzati. ° Gli piace far vedere agli altri i propri sbagli. ° Gli piace criticare. ° Taciturni però buoni conversatori. ° Moderati. ° Amabili e simpatici. ° Persone degne di fiducia. ° Leali e onesti.° Fanno bene il proprio lavoro. ° Persone che sanno mantenere i segreti. ° Sensibili, generosi. ° Hanno buona memoria. ° Astuti. ° Gli piace fare ricerche in nuovi campi. ° Si devono controllare quando iniziano a criticare. ° Buoni intenditori. ° Divertenti. ° Riservati. ° Adorano gli sport, il tempo libero e viaggiare. ° Non mostrano facilmente le proprie emozioni. ° Tendono a tenersi ciò che sentono. ° Spendono molto tempo nel decidersi, specialmente quando si tratta di scegliere un partner.

NATI A OTTOBRE…
Adorano conversare. ° Amano coloro che li amano. ° Attraenti.° Belli dentro e fuori. ° Simpatici. ° I loro amici sono molto importanti. ° Gli piace fare nuovi amici. ° Vengono feriti facilmente però si riprendono altrettanto facilmente. ° Non vivono di quello che diranno, gli interessa la loro opinione e nient’altro. ° Molto intuitivi. ° Gli piacciono i viaggi, le arti e la letteratura. ° Delicati nel parlare. ° Viziati. ° Mostrano raramente le proprie emozioni. ° Molto gelosi. ° Giusti. ° Generosi. ° Perdono facilmente la fiducia in qualcuno. ° Quando amano, amano veramente.

NATI A NOVEMBRE…
Hanno molte idee, a volte straordinarie. ° Hanno difficoltà ad iniziare una conversazione. ° Buoni intenditori. ° Possono diventare buoni medici. ° Personalità dinamica. ° Riservati. ° Pensano sempre a qualcosa. ° Persuasivi. ° Coraggiosi e generosi. ° Pazienti, ostinati e testardi. ° Non si arrendono mai. ° Sono tra coloro che pensano che se bisogna fare qualcosa, ci deve essere un modo per farlo. ° Si irritano facilmente, che li si provochi o meno. ° Gli piace la solitudine. ° Romantici. ° Non la pensano come gli altri. ° Non apprezzano gli elogi. ° Incostanti nelle relazioni. ° Gli piace restare in casa. ° Lavoratori. ° Affidabili. ° Onesti e sanno mantenere i segreti. ° Non controllano le loro emozioni. ° Imprevedibili.

NATI A DICEMBRE…
Generosi. ° Patriottici. ° Attivi nei giochi. ° Impazienti. ° Ambiziosi. ° Manipolatori e perfino traditori. ° Presuntuosi. ° Divertenti. ° Adorano essere circondati di persone. ° Gli piace che li si elogi e ricevere attenzioni. ° Gli piace sentirsi amati. ° Non tendono al malumore. ° Personalità mutevoli. ° Non sono egoisti. ° Adorano gli scherzi. ° Buon senso dell’umorismo. ° Logici. ° Non possono stare con un unico partner. ° Buoni amanti.

21 novembre: Ritirato farmaco anti reflusso in tutta Italia, ecco i lotti interessati...


Il medicinale contro il reflusso gastrico Pantoprazolo Eg ritirato per via del colore alterato delle pastiglie. I carabinieri faranno controlli per sequestrare il farmaco.

Le pastiglie erano di un colore diverso da quello che ci si aspettava: per questo il farmaco Pantoprazolo della Eg Spa è stato ritirato dal mercato dall'Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco.

Ad essere interessati dal richiamo sono quelle scatole del lotto 60801con scadenza 02-2021.

Secondo quanto scrive il Gazzettino, "le confezioni interessate sono quelle da 20 milligrammi da 14 compresse" con Aic 038440020. Non è la prima volta che il farmaco in questione finisce nelle mire dell'Agenzia del Farmaco. A febbraio infatti era stato ritirato un altro lotto per lo stesso prodotto e per gli stessi identici motivi.

Questo medicinale generico è usati principalmente per trattare il reflusso gastrico, il fastidio che interessa il sistema digerente e che consiste in una sorta di rigurgito acido dallo stomaco. Ad essere interessati sono principalmente soggetti che conducono una vita alimentare non equilibrata e che dunque sviluppano i sintomi e i problemi del reflusso gastico.

L'indicazione per chi avesse a casa uno dei lotti interessati dal ritiro è quello di non farne uso. Come scrive sempre il Gazzettino, "L’Agenzia del farmaco ha precisato che la Eg Spa, del gruppo Stada, entro qualche giorno dovrebbe fornire informazioni su eventuali altri lotti interessati e sulle azioni correttive che intenderà adottare". Intanto i Carabinieri faranno i controlli nelle farmacie e sequestreranno eventuali lotti rimasti.

I due concertisti.. (Barzelletta)


Due concertisti, uno milanese e uno napoletano, si incontrano nella sala da the di un noto albergo. Il milanese racconta: "Ieri sera ho tenuto un concerto alla Scala, appena ho finito di suonare l'ultima nota, c'è stata un'ovazione generale, lanci di fiori sul palco, applausi, standing ovation... Quello che mi ha fatto più piacere è che il sindaco è salito sul palco, mi ha stretto la mano e mi ha detto: Complimenti Lei ci ha commosso! Persino la Madonnina ha pianto!" Il napoletano risponde: "Anch'io ho tenuto un concerto ieri sera in Vaticano, appena ho finito di suonare l'ultima nota, solita ovazione, lancio di fiori, applausi, standing ovation... Ma quello che mi ha stupito è che si è aperta la porta in fondo ed è entrato Gesù, è salito sul palco, mi ha stretto la mano e ha detto: Complimenti! Tu si ca suone bbuono! Tu Sì ca sii 'nu bravu guaglione. No comme a chillu strunz 'e milanese ca' fatt' chiagnere a mammà.."

Incredibile, guardate cosa riesce a fare.. Da non credere. (Video)

Gli immigrati arrivano e restano in italia, ecco la verità...


Come sovente succede nel nostro Paese, il dibattito su quella che potremmo definire ormai la vera e propria “emergenza strutturale” rappresentata dal flusso imponente e costante di migranti e rifugiati non riesce a liberarsi tanto dalla furia polemica quanto dal maquillage rassicurante. Da un lato c’è chi grida all’invasione di fronte a numeri che, finora e in assoluto, non giustificano un simile allarmismo. Dall’altro c’è chi prova a sminuire il fenomeno, sottolineando come gli arrivi dal Mediterraneo siano diminuiti rispetto allo scorso anno, senza però segnalare che ciò è dovuto quasi esclusivamente alla chiusura della rotta greca (che rappresentava la prima tappa di quella balcanica). La verità è che da quello cui abbiamo assistito in queste settimane, non appare azzardato prevedere che il flusso di arrivi nel nostro Paese potrebbe attestarsi su un numero superiore rispetto allo scorso anno.

Quello che è sicuramente cambiato però tra il 2015 e il 2016 è il panorama circostante l’Italia. In particolare, quella politica di “benevola indulgenza” spesso attuata dalle nostre autorità nei confronti degli ospiti che lasciavano lo Stivale in cerca di altri lidi europei più ricchi di opportunità occupazionali è oggi impraticabile. Da quando la signora Merkel, lo scorso anno, promise «asilo a tutti i siriani» è cominciata parallelamente il ripristino effettivo dei confini interni all’Unione sulla rotta balcanica il cui coronamento è stato raggiunto con l’accordo con la Turchia di Erdogan affinché arrestasse il flusso dei profughi diretti a Berlino. Come dire, “alta politica” e “bassa cucina” in salsa tedesca.

Con il contributo finanziario di tutti i Paesi membri della Ue, Berlino ha così ripristinato il suo modello: è vero che ha stanziato oltre 93 miliardi di euro in cinque anni per accogliere fino a due milioni di profughi nei prossimi due anni (come hanno recentemente reso noto Der Spiegel e Panorama), ma saranno accettati solo quelli che presenteranno regolare domanda alle autorità tedesche attraverso quelle turche. E così l’annoso (e specioso) distinguo tra profughi e migranti economici è risolto: a danno dei secondi, certamente, ma anche a danno dell’Italia che è target prioritario proprio di questi ultimi e che ne rimane il solo approdo mediterraneo possibile.

La collaborazione dei “muratori” mitteleuropei si è rivelata necessaria e funzionale al progetto tedesco di riordino: tant’è vero che oggi sia i campi tedeschi che quelli austriaci sono sostanzialmente vuoti. Mentre non altrettanto può dirsi per l’Italia. Il nostro Paese ha lungamente nicchiato alle richieste europee di realizzare un numero di hotspot sufficienti per accogliere le persone salvate da morte certa nel Mediterraneo dalle navi della Marina Militare. Poi ha introdotto un meccanismo di dispersione sul territorio dei nuovi arrivati (si parla ora di 70 per provincia), che ha comportato il ricorso all’accordo con i privati, sviluppando un nuovo “business umanitario”, che sta facendo proliferare un settore di economia assistita di nuova generazione.

Se le nostre strutture erano già affaticate da permanenze di breve periodo, possiamo solo immaginarci che cosa potrebbe accadere di fronte alla prospettiva di una trasformazione delle presenze da temporanee a stabili. Il piano dei famosi ricollocamenti, adottato e ribadito a più riprese nel corso dello scorso anno, langue come un bradipo in letargo. A fronte dei 36.900 previsti per la sola Italia ne sono stati realizzati 674. Nel frattempo, mentre la timida riforma del Trattato di Dublino si è persa per strada, stiamo assistendo a una deroga sostanziale al diritto del mare. Tutte le navi che raccolgono migranti in mare, a prescindere dalla bandiera che battono e dalla missione in cui sono impegnate (EunavforMed, Frontex), li sbarcano infatti nei porti italiani, essendo questa la condizione imposta per la loro partecipazione.

Il governo Renzi ha presentato il suo “migration compact”, il quale, grazie a sostanziosi aiuti economici ai Paesi di partenza, vorrebbe bloccare alla fonte almeno il flusso dei migranti economici, finanziando lo sforzo anche attraverso degli Eurobonds. Ma nulla lascia prevedere che il suo iter sarà celere o che i tedeschi cessino di vederlo come un cavallo di Troia per far crollare il fortino del rigore finanziario teutonico. Anche qualora dovesse passare, però, i suoi effetti potrebbero prodursi non prima di una decina d’anni. Il problema nei flussi migratori è infatti sempre quello di transitare dal breve periodo al lungo. È verosimile che nel lungo periodo l’immigrazione costituisca un asset anche economicamente positivo per i Paesi ospitanti (si pensi a quanta ricchezza producono i 5 milioni di lavoratori stranieri in Italia): ma nel breve periodo essa rappresenta un costo, come attestano gli studi della World Bank che calcolano in un punto percentuale di Pil in meno l’impatto dei profughi siriani su Turchia, Libano e Giordania. Certo è che se il governo non aumenterà le sue pressioni sulla Ue e sui partner comunitari volte a far considerare la Libia altrettanto strategica della Turchia per la sicurezza dell’intera Europa, l’Italia rischia di far la fine della Grecia, ma in maniera permanente. (Fonte: Il Sole 24ORE)

Le proprietà della birra, bere birra fa bene o no?.. Ecco la verità...


Un nuovo studio americano afferma che la birra preserva il colesterolo buono e aiuta il cuore con grandi benefici per la salute.

La birra fa bene o male alla salute? Questa è una domanda da sempre oggetto di forti discussioni tra coloro che amano e coloro che non amano questa bevanda, ma numerose ricerche hanno esaminato l'argomento in tutte le sue sfumature. Ora, un nuovo studio americano condotto in Cina e presentato alle American Heart Association's Scientific Sessions 2016, dimostra che una birra piccola a giorno preserva il colesterolo “buono” (Hdl) e previene problemi cardiovascolari anche gravi.

Birra: attenzione a non abusarne.
Naturalmente, sappiamo tutti che l’abuso di alcol e il suo consumo, anche moderato, non è raccomandato per le donne in gravidanza o in allattamento, adolescenti e le persone a rischio (vulnerabilità alla dipendenza , malattie croniche, farmaci ...). Inoltre è fortemente sconsigliato bere birra per coloro che soffrono di gotta in quanto produce acido urico (che si cristallizza nelle articolazioni causando infiammazione e dolore). L'alcol influisce anche sulla memoria e sulla concentrazione, tra gli altri misfatti. Detto questo, la maggior parte degli studi in materia hanno concluso che bere moderatamente birra non è dannoso per salute. Piuttosto, un consumo oculato ha più vantaggi che svantaggi.

Le proprietà della birra.
I componenti principali della birra sono malto (orzo germinato), acqua, luppolo e lievito. È quindi un prodotto naturale senza conservanti, sale o grassi. La birra contiene molte vitamine e minerali (tra cui magnesio, silicio e potassio). Vista in questo modo, è una bevanda particolarmente salutare. Di tutte le bevande alcoliche, la birra classica è la meno calorica, con 40-60 kcal per 100 g (circa 10 cl), a seconda del contenuto di alcool. Per confronto, il vino rosso contiene in media 80 kcal per la stessa quantità, ma un bicchiere di vino è ovviamente più piccolo di un bicchiere di birra. Infine, è una buona fonte di antiossidanti grazie a luppolo e malto. #birra fa bene al colesterolo #proprietà della birra #birra fa bene alla salute
Le sue virtù

Orzo: fornisce vitamina B e fibre solubili che favoriscono il transito intestinale, riducono i livelli di colesterolo e il rischio di malattie cardiovascolari.
Il lievito: fornisce vitamine B, soprattutto B1, B6 e B9 (acido folico), che contribuiscono a mantenere un bassi i livelli di omocisteina nel sangue riducendo il rischio di malattie cardiovascolari (omocisteina è una sostanza pro-infiammatoria sospetta nell’aterosclerosi). La vitamina B promuove anche la salute della pelle e dei capelli. Infine, lievito di birra è una buona fonte di vitamina B12.
Luppolo: contiene luppolina, una sostanza di colore giallo con proprietà lenitive, che aiuta a combattere contro lo stress e la depressione. Il luppolo ha proprietà anti-infiammatorie e presenta, secondo gli scienziati cinesi, alcuni interessanti effetti contro il morbo di Alzheimer e di Parkinson.
Per quanto riguarda i minerali , la combinazione di un elevato contenuto di magnesio e un basso tasso il calcio è molto utile per il cuore e le arterie e aiuta a combattere contro i calcoli biliari e anche renali. La combinazione di un alto contenuto di potassio e basso contenuto di calcio, a sua volta, è utile contro l'ipertensione.
L’alcool fluidifica il sangue e agisce preventivamente contro l'ictus (stroke). L'etanolo ha un effetto positivo sul metabolismo del colesterolo e aumenta il colesterolo "buono" (HDL), degradando il colesterolo "cattivo" (LDL).

Una mamma racconta... (Leggetela)


Tesoro mio, carne della mia carne, fiato della mia vita; angiolo della tua mamma!

Accarezzo come in un sogno la tua testolina nera e ricciuta, rivedo i tuoi occhi celesti; ricordo la tua vocina cara. Già mi chiamavi "mamma" e mi ridevi con le gengive rosa dove erano le perle dei due dentini nuovi.

Eri la mia gioia, la mia speranza, la mia ambizione. Perché dunque ti uccisero quei cani rabbiosi? Perché non uccisero anche me, con te, quei crudeli?

Seduta sopra una pietra, dinanzi alla casa luminosa, ti cullavo, cantandoti una nenia.

Il sole brillava fra i tuoi riccioli lucidi. Dalle labbruzze fresche usciva il tuo respiro più profumato dell'alito di primavera.

A un tratto udii urlare in fondo alla strada: alzai lo sguardo e vidi una donna fuggire, col proprio figlio stretto al petto. Uno sgherro la inseguiva con la spada sguainata.

Non capii. Non potevo capire. Presa dal terrore mi alzai e corsi in casa. Ti svegliasti piangendo: quel pianto fu la tua, la mia morte. Un soldato entrò dietro di me; ti afferrò per un piede. Urlavo: - lascialo, lascialo; gli fai male!

Alzò la spada... No, non è da dirsi. Fu cosa troppo orribile. La tua gola, la tua gola bianca, delicata... Piangesti: "Mam...". L'ultima sillaba fu un fiotto di sangue che mi bagnò il petto.

Mostri, perché non uccideste anche me? Perché quel sangue non fu il mio?

Amore della mamma, tesoro mio, anima mia! Perché ti uccisero così? Che avevi fatto di male? Tu eri innocente. Erode, il tristo Erode, che aveva saputo della nascita di un bambino divino, fremeva di gelosia e tremava di paura. Temeva, il tiranno, che quel bambino gli togliesse il trono.

Ma attese invano il ritorno dei Magi! Un Angiolo era apparso in sogno a quei sapienti, dicendo: - Partite nascostamente, senza insegnare a Erode dove si trova il Bambino.

Lo stesso Angiolo apparve a Giuseppe: - Alzati - gli disse. - Prendi il Bambino e la madre. Fuggi in Egitto. Erode cerca il Bambino per farlo morire.

E Giuseppe partì. Ma Erode, credendo il Bambino ancora a Betlem, ordinò che fossero uccisi tutti i maschi al di sotto dei due anni.

Oh scellerato! Che m'importa se di lì a pochi mesi i vermi lo ridussero a un mucchio di carne putrefatta? Che m'importa se il suo copro marcì sul trono?

Tu ero morto, sorriso del mondo, e io tenni a lungo il tuo corpicino bianco tra le mie braccia. Volevo cantarti una ninnananna, ma ululavo come una lupa ferita.

Lo so. Ora tu sei in cielo. Gesù ti ha accolto nella sua corte. Hai una veste rossa come il sangue che sgorgò dalla tua gola. Un'aureola d'oro è sopra i tuoi riccioli bruni. Con gli altri bambini uccisi con te, come te, in quello stesso giorno, formi il coro dei Santi innocenti.

Tu sei felice! Ma io piango ancora ricordando la tua orribile morte, tesoro mio, carne della mia carne, fiato della mia vita; angiolo della tua mamma!

Per Natale fai un regalo ai tuoi genitori... (Bellissima leggetela)


Il postino suonò due volte. Mancavano dieci giorni a Natale. Aveva fra le braccia un grosso pacco avvolto in carta preziosamente disegnata e legato con nastri dorati.
«Avanti», disse una voce dall'interno.
Il postino entrò. Era una casa malandata: si trovò in una stanza piena d'ombre e di polvere. Seduto in una poltrona c'era un vecchio.
«Guardi che stupendo paccone di Natale!» disse allegramente il postino.
«Grazie. Lo metta pure per terra», disse il vecchio con la voce più triste che mai.
Il postino rimase imbambolato con il grosso pacco in mano. Intuiva benissimo che il pacco era pieno di cose buone e quel vecchio non aveva certo l'aria di passarsela bene. Allora, perché era così triste?
«Ma, signore, non dovrebbe fare un po' di festa a questo magnifico regalo?».
«Non posso... Non ce la faccio proprio», disse il vecchio con le lacrime agli occhi. E raccontò al postino la storia della figlia che si era sposata nella città vicina ed era diventata ricca. Tutti gli anni gli mandava un pacco, per Natale, con un bigliettino: «Da tua figlia Luisa e marito». Mai un augurio personale, una visita, un invito: «Vieni a passare il Natale con noi».
«Venga a vedere», aggiunse il vecchio e si alzò stancamente.
Il postino lo seguì fino ad uno sgabuzzino. Il vecchio aprì la porta.
«Ma...» fece il postino.
Lo sgabuzzino traboccava di pacchetti di regali natalizi. Erano tutti quelli dei Natali precedenti. Intatti, con la loro preziosa carta e i nastri luccicanti.
«Ma non li ha neanche aperti!» esclamò il postino allibito.
«No», disse mestamente il vecchio. «Sono pieni di denaro, ma non c'è amore dentro».

Un augurio speciale... (Leggetela)


"Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non
solo per te stesso,ma anche per donarlo agli altri.
ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull'orologio.
Ti auguro tempo per toccare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita".

Il bambino senza scarpe... (Bellissimo racconto)


Era la notte Santa. Un povero calzolaio lavorava ancora nella sua unica stanza, dove viveva insieme alla moglie. Entro la mattina successiva, avrebbe dovuto consegnare un paio di scarpe per il figlio di un ricco signore.

- Hai già pensato a quello che potremo comprarci con il guadagno di questo lavoro? - chiese il calzolaio alla moglie.

- Sono piccole: ci daranno ben poco! - scherzò lei.

- Accontentiamoci! Meglio questo che niente!

Il calzolaio appoggiò le scarpe sul banco e se le guardò soddisfatto.

- Guarda che meraviglia! - esclamò. - E senti come sono calde con questa pelliccetta dentro!

- Un paio di scarpette degne di Gesù Bambino!

- Hai ragione - rispose il calzolaio mettendosi a spazzolarle.

- Allora, che cosa pensi di compare per il pranzo di domani? - riprese l'uomo dopo un attimo.

- Mah... pensavo a un cappone.

- Già, senza un cappone non sarebbe un vero Natale!

- Forse anche mezzo...

- D'accordo, e poi?

- Due fette di prosciutto.

- Sicuro: il prosciutto come antipasto. E poi?

- E poi il dolce.

- E poi la frutta secca...

- Giusto. E da bere?

- Una bottiglia di spumante.

- Sì, una bottiglia basterà, ma che sia buono!

A quel punto si sentì un colpo alla porta.

- Hanno bussato? - chiese l'uomo.

- Ma chi sarà a quest'ora? Forse il cliente...

- No, gliele devo portare io domattina.

- Allora sarà il vento.

Ma il rumore si sentì di nuovo. La donna aprì la porta ed ebbe un moto di sorpresa. Un bambino la guardava, con grandi occhi neri, dalla soglia della porta. I suoi capelli erano tutti spettinati e i suoi vestiti erano laceri e sporchi.

- Entra, piccolo - lo invitò la donna.

Il bambino entrò. Aveva le labbra bluastre dal freddo. Il calzolaio guardò subito i suoi piedini. - Ma tu sei scalzo! - gridò.

Il piccolo non parlò: guardò le scarpe, anzi le accarezzò con gli occhi, ma senza invidia.

L'uomo e la moglie guardarono prima i piedi nudi del bambino e poi le scarpe sul tavolo; quindi la donna fece un cenno al marito. Il calzolaio prese in mano le scarpe, le osservò contento e disse: - Prendile, te le regalo. Sono morbide e calde.

La moglie aiutò il bambino a infilarsele.

- Grazie - rispose sorridendo. - Sono le prime che porto. Ora però devo andare. Buona notte.

Il calzolaio e la moglie non ebbero neanche il tempo di salutarlo che il bambino era già sparito.

- E' fatta - esclamò l'uomo. - Ora niente più prosciutto, né cappone, né frutta, nè dolce.

- E neanche lo spumante! In fondo a me lo spumante non piace nemmeno.

- E io non digerisco il cappone! Anche del prosciutto posso farne a meno. E il dolce poi... C'è rimasta qualche noce e un po' di pane raffermo - disse la donna.

- Va benissimo. Passeremo un bel Natale.

Tutti e due pensavano al bambino. - Penso che gli siano piaciute molto le mie scarpe - aggiunse il calzolaio.

- Sì, mi sembrava molto contento.

In quel momento suonò la Messa di mezzanotte e la stanza si illuminò all'improvviso. Il calzolaio e la moglie furono abbagliati da quella luce; poi, quando riaprirono gli occhi, nel punto in cui il bambino aveva calzato le scarpe, videro spuntare miracolosamente un abete con una stella in cima. Dai rami penzolavano capponi, prosciutti, dolci, frutta secca e bottiglie di spumante.

Soltanto allora capirono chi fosse quel bambino e si inginocchiarono a ringraziare Dio.

“Tutto passa” Tutto passa nella vita... (Bellissima da leggere)


“Tutto passa nella vita” diceva quella tizia.
Passano i pantaloni a zampa di elefante.
Passa la febbre.
Passano i treni, anche due volte, chi ha detto di no?
Passano le amiche, gli amici, i fidanzati.
Anche i mariti; le mogli poi!
Passa la voglia.
Passa il temporale e torna il sereno.
Passa la notte.
Passa il dolore, dopo cent’anni.
Passa il Natale, la Pasqua, …..
Passa la sabbia nella clessidra.
Passa il sangue dentro le vene.
Tutto passa, caro ragazzo.
Ciò che non passerà mai è tuo padre e tua madre.
Quando li amerai e quando li odierai, non passeranno.
Quando li loderai e quando li maledirai, saranno lì.
Due scogli viventi, due salvagenti.
Sbagliati, assurdi, con tanti difetti.
Forse divisi fra loro, lontani, in qualche modo legati da un filo d’acciaio.
Pronti, scattanti, soldati in guardia.
Persiane socchiuse, porte sempre aperte.
Testimoni della tua felicità e della tua infinita tristezza.
Medaglieri nelle tue vittorie e fazzoletti nelle tue sconfitte.
Spesso impotenti, ma mai arresi.
Non c’è moda che detti regole
Non c’è usura che li logori
Non c’è mezzo che li porti via.
Non passeranno, cara ragazza mia.
E se anche fossero dall’altra parte della terra o del cielo
ne sentiresti il profumo:
Profumo d’Amore. (Di: Clara Lorenzini)

"Vent'anni fa lavoravo come tassista per mantenermi..." (Bellissima leggetela)


Vent’anni fa, lavoravo come tassista per mantenermi. Una notte, dopo una chiamata, intorno alle 2.30 del mattino, sono arrivato davanti ad un edificio buio, tranne che per una piccolissima luce che si intravedeva in una finestra del piano terra.

In queste circostanze, molti avrebbe suonato il clacson e atteso qualche minuto, e dopo sarebbero andati via. Ma ho visto troppe persone che dipendevano dal taxi perché non avevano un mezzo proprio.

Se non vedevo un pericolo imminente, andavo a citofonare. Così sono andato a bussare alla porta. Rispose una voce fragile che sembrava una voce di anziana: “un momento!”. Poi ho sentito trascinare qualcosa per il pavimento. Dopo una lunga pausa la porta si aprì. Davanti a me si presentò una vecchietta che probabilmente aveva più o meno 80 anni. Indossava un abito molto colorato ed un grande cappello, come una donna dei film degli anni ’40. Accanto a lei aveva una piccola valigia di plastica.

L’appartamento sembrava come se non ci avesse mai vissuto nessuno. Tutti i mobili erano coperti. Non c’era nè un orologio nè un soprammobile. In un angolo c’era un quadro di cartone pieno di foto.
– “Può portare il mio bagaglio in macchina?”, mi chiese la donna.
Ho messo la valigia in macchina e successivamente sono tornato per accompagnare la donna, che mi prese sotto braccio e si incammino con me lentamente verso la macchina. Per tutto il tempo continuò a ringraziarmi con gentilezza.
– “Niente di che”, risposi io. “Cerco di trattare i miei clienti nel migliore dei modi, come vorrei fosse trattata mia madre”
– “Oh, sei un ragazzo così buono!”, disse lei.
Quando sono entrato in macchina, mi ha dato un indirizzo e mi ha chiesto:
– “Potrebbe guidare in centro per favore?”
– “Non è la via più breve” , risposi.
– “Non si preoccupi!”, disse lei. “Non ho fretta, sto andando in un centro per anziani”
La guardai attraverso lo specchietto ed i suoi occhi brillavano.
– “Non ho più nessuno della mia famiglia”, continuo l’anziana. “Il medico mi ha detto che non ho molto tempo”, in silenzio, ho cercato il tassametro e l’ho staccato.
– “Quale tragitto vuole fare?”, ho chiesto.
Per le ore successive guidai per tutta la città e lei mi mostrò l’edificio dove aveva lavorato come operatrice dell’ascensore. Guidai attraverso il quartiere dove lei e suo marito avevano vissuto subito dopo essersi sposati. Sono passato difronte ad un deposito di mobili che un tempo era una sala da balla , che frequentava quando era ragazza. Qualche volta mi chiedeva di fermarmi di fronte ad alcuni edifici e di stare li con lei a contemplarli in silenzio. Con le prime luci dell’alba mi disse:
Con le prime luci dell’alba, improvvisamente mi disse:
– “Sono stanca… Andiamo.”
Ho guidato fino all’indirizzo che mi aveva chiesto. Era un edificio basso, una piccola casetta con un vialetto che passava sotto ad un cancello. Due persone sono uscite ad accoglierci. Erano molto attenti alla donna. Ho aperto il portabagagli ed ho portato la valigia alla porta. La donna era già seduta su una sedia a rotelle.
– “Quanto ti devo?”, mi chiese uscendo il portafoglio.
– “Niente”, risposi
– “Anche tu devi mantenerti!”
– “Non preoccupatevi, ci sono altri passeggeri”, risposi io senza pensarci, mi chinai e le diedi un abbraccio fortissimo.
– “Hai dato ad una vecchia un momento di gioia. Grazie!”, disse lei sorridendomi.
Le strinsi la mano lasciandola nella luce del mattino.
Dietro di me, la porta si chiuse. Un rumore che chiudeva una vita. In quel turno non ho preso nessun altro passeggero. Ho guidato perso tra i miei pensieri e per il resto della giornata, potevo a mala pena parlare.
Che cosa sarebbe successo se quella donna avesse trovato un autista impaziente di finire il suo turno? Cosa sarebbe stato se avessi rifiutato di prendere la chiamata o suonare al citofono?
Guardando indietro penso di non aver fatto niente di più importante in tutta la mia vita. Pensiamo che la nostra vita ruoti attorno ad alcuni grandi momenti, ma spesso questi momenti ci colgono di sorpresa, avvolti in ciò che molti considerano banale.

Questa vita può non essere la festa sperata, ma siamo qui e tutti dobbiamo ballare.
Ogni mattina, quando apro gli occhi, mi ripeto: Oggi è un giorno speciale!
Ricordatevelo sempre: non si può tornare indietro.
Trattate le persone come vorresti essere trattato tu.

Avere un marito/compagno significa avere 7 ore in più di lavoro.. Lo dice la scienza...


È probabile che il titolo di questo articolo abbia infastidito molti dei nostri lettori. Nonostante ciò, avere o non avere un marito NON è una delle cause dirette della quantità di responsabilità domestiche di una donna.

Parliamo, semplicemente, della disuguaglianza di genere che continua ad esistere in molte famiglie, un aspetto al quale si è interessata l’Università del Michigan e che ha deciso di analizzare tramite uno studio.

I risultati sono chiari: al giorno d’oggi, la donna continua ad occuparsi della maggior parte delle faccende domestiche.

Ovviamente, dobbiamo specificare che non si può generalizzare.

Tutti conosciamo famiglie nelle quali sono proprio gli uomini ad occuparsi di quasi tutte le faccende domestiche e, d’altra parte, ci sono anche coppie che hanno stabilito una distribuzione perfetta ed equilibrata di ognuno dei compiti familiari.

Vediamo, quindi, i dati che ci vengono offerti da questo interessante studio.
La disuguaglianza di genere tra moglie e marito.
La notizia non è una vera e propria novità. Infatti, l’Università del Michigan ha utilizzato un database sulle dinamiche familiari che viene gestito e compilato dal Institute for Social Research sin dal 1968.

L’idea è quella di realizzare un’indagine attuale per vedere come è cambiata la distribuzione delle faccende domestiche in questi ultimi decenni.

I risultati sono stati pubblicati dall’agenzia Reuters e si possono riassumere in questo modo:
- Disuguaglianza nella distribuzione delle faccende
Anche se i tempi cambiano al loro ritmo, risvegliando così nuove coscienze e cambi legali all’interno dei quali si cerca di conciliare la vita lavorativa con quella familiare, sono gli uomini quelli che continuano a portare a casa lo stipendio più alto.

Di solito, sono le donne a scegliere di abbandonare le proprie responsabilità lavorative e professionali in modo temporaneo o definitivo, così da potersi dedicare ai figli e alla cura della casa.

Quando c’è un’uguaglianza delle condizioni, ovvero quando entrambi i coniugi lavorano, in media sono comunque le donne a dedicare più tempo ai figli e alle faccende domestiche.

Esistono delle differenze tra una generazione e l’altra. Le donne che hanno più di 60 anni dedicano fino a 28 ore settimanali alla cura della casa. Anche le donne che hanno 3 figli sono tra quelle che investono più tempo nella cura dei figli e della casa, molto di più rispetto al proprio marito.

Il resto delle donne che hanno un partner dedica in media 7 ore in più a settimana rispetto al proprio marito o compagno ai lavori domestici di tutti i giorni o alla crescita dei figli se ne hanno.

Ovviamente, non ci sorprende nemmeno scoprire che, in passato, le differenze erano molto più evidenti. Nel 1976, per esempio, le donne dedicavano, in media, 26 ore settimanali ai lavori domestici, mentre il marito di solito ne dedicava solo 6.

- Disuguaglianza nella distribuzione delle cure per le persone dipendenti
Questo è uno dei dati più rilevanti. Una coppia può, senza dubbio, dividersi perfettamente le faccende domestiche e la cura dei più piccoli.

Nonostante ciò, per quanto riguarda l’attenzione delle persone dipendenti, che siano anziani o altri parenti con grandi limiti fisici, la responsabilità ricade sulle spalle della donna.
In questi casi, la tradizione ha ancora un grande peso, così come quello schema secondo il quale, nella sfera privata della casa, le donne si sono sempre prese cura dei propri parenti e di svolgere i lavori domestici.

È normale che, e lo ripetiamo, ogni famiglia abbia le proprie dinamiche, il che significa che ci sono migliaia di uomini, compagni e mariti che si assumono la responsabilità di questo compito. Nonostante ciò, stando allo studio dell’Università del Michigan, le differenze continuano ad essere notevoli.

- Cambiare la mentalità ed istruire nell’uguaglianza
Dall’epoca in cui le nostre nonne o le nostre mamme pensavano fosse una loro responsabilità prendersi cura di noi o di svolgere tutti i lavori domestici, abbiamo fatto qualche passo avanti.
Nonostante ciò, ci sono anche aspetti che dobbiamo chiarire: una coppia giunge ai propri accordi in base alla propria realtà e necessità specifiche.

Una cosa del genere si ottiene solo grazie ad un’educazione rispettosa che insegna ai bambini, sin da subito, che facciamo tutti parte di una grande squadra, che gli uomini e le donne hanno gli stessi diritti, che siamo tutti persone con le proprie necessità e le proprie responsabilità.

Le faccende domestiche sono responsabilità di entrambi, soprattutto se tutti e due i coniugi lavorano. Per un’uguaglianza delle condizioni, c’è bisogno di un’uguaglianza di investimento.

Se si giunge ad un accordo nel quale uno dei due decide di restare a casa e prendersi cura dei bambini e l’altro coniuge si occupa delle finanze domestiche, poiché ha una posizione lavorativa migliore, è una decisione del tutto rispettabile.

Nonostante ciò, la disuguaglianza nasce quando, con un’uguaglianza di condizioni personali, è uno solo dei coniugi ad investire e a dedicare il suo tempo a questi compiti, mentre il partner “dà per scontato” che sia così e che è così che deve essere.

Non è il modo giusto di agire. È necessario cambiare la mentalità ed investire aull’uguaglianza di genere, sull’uguaglianza delle responsabilità e delle opportunità.

I nonni non muoiono mai, diventano invisibili.. (bellissima, da leggere)


I nonni non scompaiono mai da questo mondo, essi diventano invisibili, dormono per sempre su quella che è la parte più profonda che appartiene al nostro cuore. Ancora oggi ci mancano, noi daremmo qualunque cosa per riaverli nuovamente vicino a noi, per ascoltare le loro storie, per ricevere carezze da parte loro, per vedere il loro sguardi che tanto ci mancano.

Mente i nonni ci vedono nascere e crescere, noi diventiamo i testimoni del loro invecchiamento e del loro salutare questo mondo. La loro perdita rappresenta un qualcosa che molti hanno dovuto affrontare sin dalla prima infanzia. I nonni partecipi dell’educazione dei loro nipoti, su di loro lasciano una eredità che li accompagnerà per sempre, per il resto dei loro giorni, esattamente come i semi di un amore che si vedrà ancora di più quando i nonni risulteranno invisibili.

Al giorno d’oggi risulta comune osservare i nonno crescere i loro nipoti, rappresentano un punto di sostegno prezioso, e tra nonni e nipoti viene a formarsi un legame segnato dalla complicità profonda. La loro scomparsa può significare tantissimo, sia nei bambini che negli adolescenti.

Gli esperti sottolineano che quando il nonno non c’è più, è sbagliato dire ai bambini cose metaforiche come “il nonno è volato su una stella” oppure “il nonno adesso dorme in cielo”, in quanto ai piccoli va concesso l’ultimo saluto in ospedale e inoltre va spiegato loro proprio il concetto del trapasso, del fatto che su questo mondo si cessa di esistere, così da evitare che i bambini possano farsi idee sbagliate. Se spieghiamo ai piccoli il tutto mediante una visione religiosa, è inoltre importanter spiegare loro anche -in maniera chiara- che il nonno non tornerà mai più. L’informazione dovrà essere breve e semplice.

Non è inoltre necessario nascondere ai piccoli le lacrime di un adulto nel caso di un decesso.

Anche quando non sono più tra noi in modo fisico, i nonni ci sono ancora, la loro presenza è ancora viva, nei nostri ricordi, ogni volta che lo ricordiamo, e nei nostri cuori.

Il dottor Amedeo Bianchi... (Barzelletta)


Il dottor Amedeo Bianchi aveva trascorso la notte facendo sesso sfrenato con una sua paziente e si era sentito colpevole per tutto il giorno successivo.

Non importava quanto egli volesse dimenticare l`accaduto, perché in nessun modo ci sarebbe riuscito.

Si sentiva oppresso da un senso di colpa, come se in qualche modo egli avesse tradito il lavoro che svolgeva da anni.

Ogni tanto, però, in lui si levava una voce che cercava di rassicurarlo dicendogli:

"Amedeo, non preoccuparti. Tu non sei il primo dottore che se la spassa con una paziente e nemmeno sarai l`ultimo. Tu sei scapolo. Andiamo, lasciati andare..."

Ma inevitabilmente un`altra voce lo riportava alla cruda realtà:

"Amedeo... tu sei un veterinario!"

A proposito dell'odio...

Guardate com’è sempre efficiente
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l’odio,
con quanta facilità supera gli ostacoli
come gli è facile avventarsi, agguantare.
Non è come gli altri sentimenti,
insieme più vecchio e più giovane di loro,
da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
Se si addormenta il suo non è mai un sonno eterno,
l’insonnia non lo indebolisce ma lo rafforza.
Religione o non religione
purché ci si inginocchi per il via
Patria o non patria
purché si scatti alla partenza
Anche la giustizia va bene all’inizio,
poi corre tutto solo,
l’odio. L’odio.
Una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso.
Oh, quegli altri sentimenti
malaticci e fiacchi!
Da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
La compassione è mai
arrivata per prima al traguardo?
Il dubbio quanti volenterosi trascina?
Lui solo trascina, che sa il fatto suo.
Capace, sveglio, molto laborioso…
Occorre dire quante canzoni ha composto?
Quante pagine ha scritto nei libri di storia?
Quanti tappeti umani ha disteso
su quante piazze, stadi?
Diciamoci la verità:
sa creare bellezza
splendidi i suoi bagliori nella notte nera
magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata
innegabile è il pathos delle rovine
e l’umorismo grasso
della colonna che vigorosa le sovrasta.
È un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio
tra sangue rosso e neve bianca
e soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata.
In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
Se deve aspettare aspetterà.
Lo dicono cieco. Cieco?
Ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro.
Lui solo.

Si trova sempre ciò che ci si aspetta di trovare. Per questo sono stato...


C'era una volta un uomo seduto ai bordi di un'oasi all'entrata di una città del Medio Oriente. Un giovane si avvicinò e gli domandò: "Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città?".
Il vecchio gli rispose con una domanda: "Com'erano gli abitanti della città da cui vieni?".
"Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là".
"Così sono gli abitanti di questa città", gli rispose il vecchio.
Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all'uomo egli pose la stessa domanda: "Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?".
L'uomo rispose di nuovo con la stessa domanda: "Com'erano gli abitanti della città da cui vieni?".
"Erano buoni, generosi, ospitali, onesti. Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli".
"Anche gli abitanti di questa città sono così", rispose il vecchio.
Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all'abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò si rivolse al vecchio in tono di rimprovero: "Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone?".
"Figlio mio", rispose il vecchio, "ciascuno porta il suo universo nel cuore. Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che aveva degli amici nell'altra città troverà anche qui degli amici leali e fedeli. Perchè, vedi, le persone sono ciò che noi troviamo in loro".

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